GIUSEPPE ADAMI.

LA CAPANNA E IL TUO CUORE.


COMMEDIA IN TRE ATTI.
1923 Arnoldo Mondadori Editore, Milano, Roma.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Catia Righi e  Paolo Oliva per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
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A MIO FIGLIO RENIER.
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Questa commedia fu rappresentata la prima volta dalla compagnia Talli  Melato  Giovannini, al Teatro Olimpia di Milano la sera del 20 Settembre 1913.
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PERSONAGGI.
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ELENA.
ADRIANA.
ANTONIETTA.
ALBERTO.
IPPOLITO.
TOMASO.
REMIGIO.
RESPIGHI.
VLADIMIRO.
ARIBERTO.
Un domestico.
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In una villa nei pressi di Milano. Oggi.
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ATTO PRIMO.
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Un salone a terreno nella villa di Elena Baldi. Langolo di fondo, a sinistra,  aperto sul salotto da pranzo. A destra unampia veranda aperta conduce al giardino. A sinistra, una porta mette nelle camere di Elena e di Adriana, laltra  la comune. A destra, unaltra camera conduce in quelle degli ospiti. Molto lusso e molta eleganza. A sinistra, in primo piano, una sedia a sdraio, alcune poltrone e un piccolo tavolo. Nel fondo un pianoforte. A destra, presso la veranda, una scrivania. Dividono la sala dal salotto da pranzo due grandi cortine.
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SCENA 1.
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Alberto  Tomaso  Remigio  Ippolito  Elena e Adriana
(Alberto  seduto presso la scrivania. Tomaso e Remigio gli sono vicini. Ippolito, sprofondato nella sedia a sdraio, fuma un grosso sigaro, voluttuosamente. Elena, seguita da Adriana, entra dal salotto da pranzo dove i servi sindugiano a sparecchiare. Poi chiuderanno le cortine).
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Elena  (ad Alberto) E dunque? A che punto siamo? Finito?
Alberto  Non finito: esaurito.
Remigio  Non si trova la rima.
Elena  Posso esservi utile?
Alberto  (leggendo un foglio) Vediamo: La tristezza non alberga  nella casa di Susanna...  Datemi una rima in anna e vi dir grazie.
Elena  Subito fatto: inganna.
Ippolito  Rima da donne, con tutto il rispetto per le presenti.
Alberto  Ho trovato di meglio.
Tomaso  Io mi domando come si fa, dopo un pranzo come quello di stasera, a lambiccarsi il cervello nella poesia.
Ippolito  Per la solita ragione dei contrasti: il pranzo rappresenta la prosa.
Tomaso  La preferisco.
Ippolito  Siamo daccordo. Tanto pi che questa prosa era dettata da me con quellabilit e quella raffinatezza che costituiscono due fra le tante mie doti preclare...
Elena  Che lei sia un compositore di men insuperabile lo ammetto, ma mi lusingo anche che la modesta prosa che posso offrirvi, venga compensata con la spontanea manifestazione di unanima poetica.
Alberto  (inchinandosi esageratamente) La mia.
Ippolito  Lei rovescia un proverbio: i versi non danno pane, ma un eccellente pranzo pu dare dei pessimi versi.
Alberto  (ad Elena) Non gli dia retta. A me basta che lei mi comprenda.
Ippolito  Perderebbe la mia stima che  senza limiti.
Alberto  (alzandosi con comica solennit) Signora: le  pi cara la sua stima o la mia poesia?... Non risponda. So che le  pi cara la mia poesia, non fosse altro perch costituir tutta lespressione della nostra stima collettiva. Ma dichiaro che per ottenere lopera degna, il vero Inno dellospite riconoscente con rime, naturalmente, molto obbligate, abbiamo bisogno di silenzio e di raccoglimento.
Elena  Silenzio e raccoglimento? Ma allora ritiratevi nel mio studio.
Remigio  Un momento: noi ci ritireremo nel suo studio, ma lavverto, signora, che quello studio  conciato in modo assolutamente riprovevole.
Elena  Come? Ho fatto eseguire puntualmente i suoi ordini...
Remigio  Riconosco che i mobili sono abbastanza fedeli ai miei consigli, ma la disposizione  tutta sbagliata. Ho data unocchiata prima di pranzo e il mio senso estetico ne  stato schiaffeggiato!
Ippolito  Scendi sul terreno e procura di farlo uccidere. Il tuo senso estetico ci secca.
Elena  (a Remigio) La settimana scorsa lei non si  fatto vivo e ho dovuto rimediare da me.
Remigio  Malissimo. Doveva telegrafarmi.
Alberto  Rimedierai domani, non crucciarti! Per adesso, vieni a lavorare! E anche tu, Tomaso, non addormentarti. Scuotiti.
Tomaso  Chi dorme? Io penso. Questaffare dei mobili mimpressiona. Era una spesa inutile.
Elena  Cara Eccellenza delle Finanze, il mio bilancio non subir dei gravi ribassi, stia sicuro.
Tomaso  Che lei spenda per darci dei pranzi, lo ammetto, ma per comprarsi dei mobili, no. Ho ceduto per far piacere a Remigio che odia lo stile liberty, ma ne sono quasi pentito.
Alberto  Finita la discussione? Andiamo? (ad Adriana che  rimasta in disparte) Vuole farci compagnia, signora Adriana? Vuol essere la nostra ispiratrice, la nostra Musa?
Adriana  Preferisco non salire lOlimpo, e aspettarvi.
Alberto  Sia fatta la sua volont (entra nello studio, seguito da Remigio e Tomaso).
Elena  (dalla porta) Accendete la luce.
Ippolito  Perch? I grandi misfatti si sono sempre compiuti nelloscurit. Li chiuda a chiave.
(Elena eseguisce).
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SCENA 2.
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Elena  Adriana e Ippolito
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Elena  (a Ippolito) E lei, perch non va ad aiutarli?
Ippolito  Le dispiace molto che resti qui?
Elena  Per niente.
Ippolito  Neanche a me. Questa poltrona  un poema, questo sigaro squisito, questo riposo dolcissimo.
Elena  Egoista!
Ippolito  Ha detto bene: di questo e di nullaltro mi vanto. Daltronde la sua  la casa ideale, appunto perch rappresenta il nido pi completo dellegoismo.
Elena  Grazie in nome della mia casa.
Ippolito  Non c di che. Ne vuole lesempio? Noi siamo felici di correre qui, almeno due volte alla settimana, fuori del tumulto della vita e degli affari, prima di tutto per il piacere esclusivamente soggettivo di godere le delizie di una ospitalit senza limiti, poi per il piacere riflesso dessere invidiati dagli esclusi: due brillantissime variazioni dellegoismo.
Elena  Meno male che non velate la vostra bassezza.
Ippolito  Non creda di esserne esclusa.
Elena  Insolente!
Ippolito  Ma scusi: lei, perch ha dato un addio al mondo e s ritirata a vivere in solitudine? Prima di tutto per il piacere di non aver seccatori fra i piedi; poi, per la impareggiabile gioja di potersi circondare di poche, brave, devote, simpatiche persone... noi stessi, sissignora. Ed eccole altre due brillanti variazioni dellegoismo... suo, stavolta (voltandosi verso Adriana che  rimasta presso la veranda come assorta) Non ho ragione, signora Adriana?
Adriana  Scusi, non ero attenta.
Ippolito  Facevo lelogio dellegoismo.
Adriana  Oh!  abbominevole.
Ippolito  Diavolo! Che risposta secca e feroce! Io sono pi generoso. Anche se non divido le idee altrui, quando posso le ammiro.
Adriana  Male! Non bisogna mai ammirare unidea quando non si pu abbracciarla.
Ippolito  Ha torto: esempio: io ammiro lei e non posso abbracciarla.
Adriana  Non se ne dolga: sarebbe una delusione.
Ippolito  Per me, o per lei?
Adriana  (ridendo ancora) Per me! Per me!!
Ippolito  Meno male che sono riuscito a farla sorridere, miracolo che nessuno di noi, stassera, aveva saputo operare.
Elena   vero: sei di una tristezza desolante.
Adriana  Ne sai bene il motivo.
Elena  Ma tho pur suggerito il rimedio: si fa un telegramma e si resta.
Ippolito  Caro marito, impossibile partire. Elena e compagni mi trattengono a viva forza. Cedo...
Elena  (completando). Baci, Adriana.
Ippolito  Ma s! Ci metta anche i baci. Con quattro soldi di pi si pu fare la felicit di un uomo. E c chi dice che la felicit costa cara!
Adriana  Non posso! non posso!... Ed  questo che pi mi addolora. Mero cos bene abituata alla vostra vita!
Ippolito  Eh! lo capisco! Non si pu rinunciare senza strazio allincanto di questo piccolo paradiso! Qui c tutto. Tutto! Una padrona di casa che non qualifico, per non farla arrossire; un cuoco francese di primissimo ordine; un amministratore che ha laspetto prettamente inglese e si chiama Vladimiro senzessere russo; alcuni servi che non parlano, una cameriera che parla anche troppo, e.... noi... Che cosa vuole di pi?
Elena  (ad Adriana) Sei della sua opinione?
Adriana  Tanto che comincio ad ammettere quello che, appena arrivata qui, mi pareva assurdo.
Ippolito  Ma a noi tutti pareva assurdo, due anni fa. A tutti. Si diceva: Elena Baldi, la squisita, la elegantissima Baldi prende il velo della solitudine? E per un fatto semplicissimo: perch le  morto il marito.
Elena  Ippolito!
Ippolito  Riferisco, signora Elena... riferisco. Erano le voci degli amici: lo sa.
Elena  Fossero state solo queste! La maldicenza mi ha irrorata da tutti i suoi rigagnoli: o salvarsi o annegare.
Ippolito  E fece come No: part sullarca, scomparve! Si diceva: partita?... Mah! Per dove?... Mah!... Qualcuno osava anche aggiungere: con chi?... Mah!...
Elena  Ippolito!...
Ippolito  Riferisco, signora Elena. Era il gracidar dei maligni. Un mah! generale, pieno di preoccupazioni, di cattiverie, di finto interessamento, di false premure! Nemmeno noi si poteva n affermare, n smentire.  Quanto tempo  passato? Non ricordo. So che il bruso della folla, folla di amici, di nemici, di aspiranti, di respinti, o anche di semplici pettegoli, quella folla insomma che noi ci onoriamo di chiamare il nostro mondo finalmente si tacque, ed Elena Baldi non rappresent che un ricordo e un enigma.
Adriana   interessante.
Ippolito  Aspetti. Ora viene il bello. Immagina lei il nostro stupore quando in un pomeriggio  era di venerd  ci venne recapitato un telegramma con laugustissima firma?
Elena  Se lo ricorda?
Ippolito  Come se lo avessi davanti agli occhi: Vi aspetto domani a Villalta. Lineetta e poi Voi s. E un poco pi sotto Elena Baldi. Punto. Il vero punto di partenza verso la felicit. Da quel giorno infatti abbiamo stretto qua dentro il pi bel patto che si potesse ideare. La signora Elena, dopo un pranzo meraviglioso, fu creata regina. Noi ci siamo costituiti in Guardia del corpo.
Elena  E che guardia!....
Ippolito  Degna di tanto bel corpo.
Elena  Tirannica!
Ippolito  Per sua volont.
Elena  Inflessibile!...
Ippolito  Per la nostra allegrezza!
Elena  Ma, in fondo, divertente.
Ippolito  Meno male.
Elena  Ne avete fatte delle pazzie!
Ippolito  Sempre per guarire la pazzia degli altri.
Elena  Ammette dunque che innamorarsi di me sia una pazzia?
Ippolito   una pazzia innamorarsi, in generale. In particolare poi, cio nel caso suo, la pazzia  doppia, perch ci siamo noi pronti a creare lostacolo che non si salta.
Adriana  E tu lo permetti?
Elena  Non solo: lo voglio.
Ippolito  Oh! Cos va bene! Questa affermazione di volont  il riconoscimento perfetto della nostra importanza. Ah! perch noi abbiamo unimportanza, sa, signora Adriana. Non ci creda degli esseri inutili.
Elena  Oramai mi avete troppo viziata, (ad Adriana) Lo credi? Non saprei pi organizzare un pranzo senza laiuto di Ippolito....
Ippolito  (ad Adriana) Ed ha sentito che fior di pranzo stasera.
Elena  (continuando) Non saprei pi scegliere un abito senza il giudizio dAlberto...
Ippolito  (c. s.) E vede che questo che indossa  innegabilmente di pessimo gusto.
Elena  (c. s.) Non saprei pi fare una spesa senza lapprovazione di Tomaso...
Ippolito  (c. s.) Il quale, imponendole la sua tirannica economia sul necessario, sta rovinandola coi minuti piaceri....
Elena  (c. s.) E se hai trovato nella mia casa un arredamento di buon gusto,  proprio perch...
Ippolito  (interrompendola) ... abbiamo a viva forza impedito a Remigio di occuparsene.
Elena  (a Ippolito) Non faccia il maligno! Lei sa tanto apprezzare il valore dei nostri amici che non potrebbe staccarsene.
Ippolito  Sono loro che non possono staccarsi da me! Mi hanno nominato sfogatoio delle loro gioje e delle loro amarezze!
Adriana  (ridendo) Avr il suo bel da fare!
Ippolito  La considero una missione, e divento evangelico.
Adriana  Ammetto il Vangelo, ma non ammetto che una donna, e una donna come Elena, possa rinunciare al resto.
Ippolito  Quale resto?
Adriana  Lamore!
Elena  Bisognerebbe che, come me, tu avessi data la tua giovinezza, il tuo entusiasmo, la tua passione ad un uomo che ti avesse fatta sbadigliare una vita insignificante perch vuota e esteriore... Che rimasta sola, ti fossi guardata attorno non trovando che calcolo, desiderio, finzione, e allora converresti, amica mia, che questa  ancora la vera, la sola felicit. Lamore? Ma lamore non esiste. O, almeno, io non so ancora che cosa sia. E bada che preferisco ignorarlo, semplicemente per non perdere la mia tranquillit prima, e non intristire nella delusione pi tardi.
Ippolito  Bene! Alla porta i falsi innamorati! In due anni a quanti abbiamo fatto prendere il largo, signora Elena?
Elena  M mancato il tempo di contarli.
Ippolito  Uno sterminio! La distruzione intensiva delle anime gemelle.
Adriana  Per sempre?
Ippolito  E lo domanda? Ma se un giorno vedessimo spuntare sul laghetto del parco Lohengrin in persona, lo affogheremmo per ghermire il suo cigno e farcelo servire in tavola con molta abbondanza di tartufi!....
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SCENA 3.
Gli stessi, un Servo, poi il Cav. Respighi
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Servo  (annunciando) Il cavalier Respighi.
Elena  (meravigliata) Respighi?
Ippolito  E di dove arriva?
Elena  Chi lo sa? (fa un cenno al servo che esce)
Adriana  (a Ippolito, in disparte) Lohengrin?
Ippolito  No: Parsifal, suo padre.
(Il cav. Respighi, uomo det, dal portamento ostentatamente giovanile, entra).
Elena  Ben tornato, cavaliere!
Respighi  (baciandole le mani) Grazie! Grazie!...
Ippolito  Tornato quando?
Respighi  A Milano iersera. Qui nel pomeriggio.
Elena  Cinque mesi!
Respighi  Sei, signora. Anzi, pi esattamente, sei e dieciotto giorni.
Ippolito  Cinque per guarire dalla malattia, il sesto pi i dieciotto giorni per la convalescenza.
Elena  (presentando) Adriana Lauri, mia amica dinfanzia.
Respighi  (baciandole la mano) Lauri?... Adriana Lauri?... (consultando un suo taccuino di note) Io ho avuto lonore di esserle presentato da suo marito quattro anni fa. Ci siamo rivisti per poche ore a Berlino... il sette aprile del 1919: feci colazione in casa loro.
Adriana  (un poco confusa, come chi non ricorda) Ah!  vero. Ora ricordo benissimo.
Respighi  Lei non  obbligata a ricordare. Ma  mio dovere e mia gioja ricordarla.
Ippolito  Il cavaliere ha una memoria di ferro, ma un cuore di burro.
Respighi  No, scusi, con lesperienza, se non con let, il cuore  diventato di marmo. (fissando Elena) Oramai sono guarito. Guarito!
Elena  Se ne vanta? Badi che potrei esserne offesa!
Respighi  Dal momento che un tempo s tanto difesa!
Ippolito  Ben parata! Ritrovo il vecchio soldato, eroico anche con le donne.
Respighi  E della pi bella forma di eroismo....
Ippolito  Gi: la fuga.
Adriana   vero! Ora ricordo benissimo: anche a Berlino lei rimpiangeva.
Ippolito   la sua malattia.
Respighi  Che debbo farci se minnamoro facilmente.
Adriana  Stare alla larga dalle donne.
Respighi  Sono, pur troppo, le donne che stanno alla larga da me. Sicuro! Appena svelo a qualcuna i miei sentimenti,  fatta. E poich non mi sento compreso, afferro le mie valigie e parto. Resto assente qualche mese e torno risanato. Non c niente di meglio, per dimenticare.
Ippolito  Il cavaliere diventa il commesso viaggiatore delle proprie illusioni. Ad ogni tappa getta dal treno o dalla cabina di bordo un piccolo ricordo. E viaggia e butta, e butta e viaggia...
Respighi  Mi risento libero.
Ippolito  Fino alla prossima occasione.
Adriana  Sicch, lei, deve aver molto viaggiato.
Respighi  S, signora, molto, e ho imparato molte cose.
Elena  Eccetto la principale: non innamorarsi pi.
Ippolito  Ma questo gli  indispensabile per tornare in viaggio e impararne delle altre.
Respighi  Perfettamente. Ora, per esempio, sono stato in Olanda.
Elena  Davvero? Racconti.
Respighi  Molta pace, belle donne, ottimo latte, troppo formaggio.
Ippolito  (ad Adriana) Vede come  sobrio ed efficace? In tre parole dipinge tutta lOlanda.
Adriana  Che angolo di mondo le  ancora ignoto, cavaliere?
Respighi  Non conosco lAfrica, per esempio.
Ippolito  No? Signora Adriana, tocca a lei di colmare questa lacuna. Lo mandi alle caccie grosse, se non preferisce diventare la sua preda.
(Si picchia alla porta di destra).
Elena  Ce li eravamo dimenticati!!
Respighi  Chi sono?
Ippolito  Le nove muse ridotte a tre per economia.
Elena  (correndo ad aprire) Fatto?
Alberto  (entrando) Un capolavoro!
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SCENA 4.
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Alberto, Remigio, i precedenti.
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Elena  E Tommaso?
Alberto   di l. Alla seconda quartina russava, esaurito dallo sforzo di aver collaborato alla prima. (vedendo Respighi, con comico terrore) O Dio! Il cavaliere?... Qual buon vento?
Respighi  (serrandogli la mano) Vento di calma, naturalmente.
Remigio   possibile? Il cuore sarebbe tornato alle sue pulsazioni regolari?
Ippolito  Un orologio!
Remigio  Congratulazioni o condoglianze?
Respighi  Scelga lei. Per me  indifferente. Certo che la lezione che mi avete dato  stata cos salutare che io non avrei che una sola aspirazione ormai. Posso esporla?
Ippolito  Le sue aspirazioni mi fanno paura. Tuttavia sentiamo.
Respighi  Ecco qua: un giorno il mio vecchio cuore ha creduto di rifiorire al raggio di tanta bellezza e di tanta bont (indica Elena che fa un inchino esagerato).
Ippolito  (ad Alberto) Questo  un poeta!
Respighi  (continuando) Ma non sapevo che la conquista, intendo la pura, la legittima conquista con tanto di altare e di sindaco, non solo era per s stessa difficile ma resa impossibile da una piccola schiera che mi sbarrava il passo in nome di una ferrea alleanza, e mi combatteva con la pi velenosa delle armi: il ridicolo. Ebbene, s. Vi siete molto divertiti alle mie spalle, e avete avuto ragione. Ho resistito fin che ho potuto, e ho avuto torto.
Ippolito   un confiteor addirittura!
Respighi  Non altro che un confiteor. Tanto che ora, fatta pubblica ammenda delle mie colpe, domando dunirmi a voi nellideale comune della demolizione di ogni pretendente che osi stendere la mano rapace per ghermire una manina cos sottile, cos morbida e cos bianca (prende religiosamente la mano di Elena e la bacia mentre tutti prorompono in un applauso).
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SCENA 5.
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Tomaso, i precedenti.
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Tomaso  (entrando rapidamente, ancora mezzo assonnato). Unisco al vostro il mio plauso sincero, anche se i primi versi sono miei.
Ippolito  Ritira lapplauso: linno non  ancora approvato. Qui si applaude al disinteressato proposito del cavalier Respighi il quale domanda di passare nelle nostre file, visto che nelle sue non si vince, ma si muore.
Tomaso  (stupito) Come dice? (a Respighi) Lei?... E di dove viene??
Respighi  (stringendogli la mano) Buona sera. DallOlanda.
Tomaso  Non mi so orizzontare.
Ippolito  Non importa. (a Respighi) Circa la sua domanda, penseremo, cavaliere. Non si pu deliberare cos su due piedi, ma forse stasera stessa prenderemo una decisione.
Respighi  Posso almeno sperare?
Ippolito  (dopo un istante di esitazione, con comica generosit) Speri!... Ora ben altre cure mi attendono. Devo giudicare un poeta (ad Alberto) Dammi.
Alberto  (consegnandogli i fogli) Invocando clemenza!
Ippolito  Vedremo se sar il caso.
(siede presso la veranda. Tutti si raggruppano intorno a lui, che verr leggendo di mano in mano i versi. Alberto siede in primo piano della scena. Adriana, al suo insistente richiamo, lentamente, gli si avvicina).
Alberto  Aspetto la sentenza stoicamente.
Ippolito  (agli altri) Statemi attenti. Qui, tutti intorno.
(leggendo).
La tristezza non alberga
nella casa di Susanna...
Bella scoperta! E Susanna chi sarebbe?
Elena  Io, naturalmente.
Alberto  (voltandosi)  unimmagine biblica.
Ippolito  Perbacco! Che profondit!... Andiamo avanti. (ad Alberto) Ti prego di non interrompere se non quando sarai interrogato, (leggendo):
Ma il suo cuor, la sua capanna
non vi devono tentar:
Questa non c male, (leggendo):
Dei suoi pranzi, dei suoi vini,
di sue grazie, dei suoi vezzi
prelibati, rari e fini
siamo i soli proprietar....!!
Ah! questa  un disastro! I vezzi prelibati?... E poi questa affermazione di propriet... sdrucciola...
Respighi  (subito, correggendo) Tronca, tronca!
Ippolito  Tronca... Ma  volgarissima lo stesso. Bisogna accomodare... (si dispone al lavoro seguito attentamente dagli altri che di tanto in tanto ridono e commentano)
Adriana  (sedendo vicino ad Alberto) Amico mio, temo che tartasseranno il suo parto!
Alberto  Vuol essere lei la levatrice delle mie pene?
Adriana  Me ne indichi il modo.
Alberto  Subito: a patto che mi segua fino in fondo.
Adriana  E la via sarebbe?
Alberto  Un precipizio.
Adriana  (ridendo) Non ci mancherebbe altro.
Alberto  Cos? Ha paura dei precipizi? Ma se sono lunica cosa interessante della vita! I precipizi morali, intendiamoci. Ossia i precipizi nei quali la morale, naturalmente, precipita.
Adriana  Alberto, non cominciamo, o raggiungo gli altri (fa per alzarsi).
Alberto  (afferrandole la veste) Sieda, o strappo.
Adriana   pazzo?
Alberto  S. Voglio farle sentire tutta la mia pazzia. Mi ha esasperato con la sua freddezza, stasera.
Adriana  Non freddezza, tristezza.
Alberto  Per me, sopratutto. Domattina lei parte... e io ho tanto bisogno di parlarle.
Adriana  Parli.
Alberto  Qui?  impossibile.
Adriana  E dove?
Alberto  Pi tardi, in camera sua.
Adriana  Ma sa che la sua audacia  incredibile?
Alberto  Lo so. Ne sono stupefatto io stesso. Eppure lei deve, deve aspettarmi.
Adriana  (alzandosi c. s.) Questo mai! questo mai!!
Alberto  (trattenendola c. s.) Sono cinque anni... che devo parlarle, e non ho mai avuto il coraggio. Trovo, non so come, il coraggio, e lei mi vorrebbe respingere?
Adriana  Cinque anni?
Alberto  Sissignora, cinque anni. Non ricorda?
Ippolito  Cos mi pare che andiamo meglio. Vediamo in seguito:
Perch soli, nellinverno,
saria cosa da morir.
Questa  la Bohme, (accennando) Soli dinverno  cosa da morire! Tale e quale...
Alberto  (continuando) Non ricorda?... Il coraggio mera venuto improvvisamente quella sera... quando non cera pi tempo. Lei sposava, partiva, se ne andava lontano! Chiss quando ci si sarebbe incontrati!... Ora la ritrovo, pi bella, pi affascinante, pi donna... Mi sconvolge il cuore, il cervello, i sensi, tutto mi sconvolge! Non deve dirmi di no! Non si rifiuta lacqua a chi ha sete. Compia questopera di misericordia! Ho tanta sete!
Adriana  Lei  pazzo!  pazzo!
Alberto  Perch? Che le costa?
Adriana  Pu costarmi la pace.
Alberto  E non crede preferibili i tormenti dellamore alla serenit del focolare domestico?
Adriana  Per voi uomini, forse. Ma in noi resta una macchia che non si lava!
Alberto  Non  vero. Si lava benissimo! Si lava al punto che nessuno se ne accorger!
Ippolito  (le mani nei capelli)  un colmo... Sentite!... Sentite che roba: (leggendo)
Chi per caso lo tentasse
ne uscirebbe s mal concio
che lAgente delle tasse
sarien rose in suo confronto!.
Tutti  Ah!... Non si va pi in l.
Ippolito  E poi, a parte il barocchismo dellimmagine, vi invito a fermarvi su quel tentativo di rima!  di unaudacia incredibile!... Malconcio e confronio!... Una delle due: bisogna decidersi o per malconto o per confroncio. Non ci si scappa!... (risate e commenti)
Alberto  (incalzante) Badi! Sono alla fine, mi risponda, mi dica che mi aspetter.
Adriana  (sconvolta, vacillante) Come lo potrei?
Alberto  Lasciando luscio socchiuso...
Adriana  (c. s.) No!... No!...
Ippolito  (leggendo)
Ma nessuno pu negare
che Susanna  idolatrata
dalla piccola brigata,
per le doti sue preclare.
Elena  Aggiungo due versi e mi ritiro!
Leccessiva mia modestia
mimpedisce di ascoltare!
(si stacca dal gruppo. Vede Alberto e Adriana che parlano sommessi e savvicina tendendo lorecchio e ascoltando).
Alberto  Non dite niente. Non voglio una risposta. Ma aspettatemi nella vostra camera. Appena gli altri saranno a letto, verr... Sar la gioja, sar la vita!... Ed ora alzatevi... No, non smarrita cos... con energia, con forza... (Adriana salza macchinalmente come se ubbidisse a una suggestione) Sorridete!... Ma no!... Non quella smorfia! Il vostro bello, chiaro sorriso!... Su! Camminate! Brava! cos!... (Adriana savvicina al gruppo che risale la scena; Alberto cava di tasca un fazzoletto e si terge il sudore) Ce n voluto! Ma  mia!...  mia!... (salza, si volta, si trova faccia faccia con Elena che lo fissa, e cambiando tono) Soddisfatta, signora?
Elena  (a doppio senso) Moltissimo!
Alberto  Meno male! Non ho lavorato per niente!
Ippolito  (tendendogli la mano) Non ti credevo capace di tanto.
Alberto  Sono capacissimo anche di peggio...
Elena  (c. s.) Credo anchio.
Alberto  (continuando) Ma vi confesso che i vostri elogi, cos largo consentimento, tanta spontanea ammirazione, mi hanno, mi hanno, mi hanno... come dire?
Ippolito  Non dir niente. Calmati.
Elena  Uno sforzo di fantasia come questo, per lei  senza dubbio un grande sforzo. Vuole una tazza di t?
Alberto  Grazie no, altrimenti non dormo. Sono stanco, molto stanco. Questo s.
Elena  Me limmagino, poveretto! (agli altri) Amici miei, ora che abbiamo consacrato un poeta, non dobbiamo dimenticare che la nostra cara ospite, domattina, deve partire con il primo treno.
Respighi  (timidamente) Io desideravo solamente sapere, prima di andarmene, se la mia proposta  o non  accettata.
Ippolito  (ad Elena) Una guardia di pi non le fa paura?
Elena  Sar la pi debole.
Respighi   ingiusta. Io le ho dimostrato tutta la mia forza.
Ippolito  (completando) Danimo, non fosse altro. In tal caso, la cerimonia si compia. (Va a destra, chiamando) Uomini della cucina! A me un altare!
Adriana  (ad Elena, ridendo) Chi chiama? Che fanno?
Elena  Ora vedrai...
Ippolito  La messa nera!
Elena  (indicando il vecchio cuoco Ariberto che entra) Eccolo qua.
...
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SCENA 6.
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I Precedenti  Ariberto.
...
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...
Ariberto  (tenendo in mano il berretto) Comandano?
Ippolito  In ginocchio. Si celebra.
(Ariberto singinocchia. Tutti lo circondano tendendo la destra sul suo capo)
Ippolito  (solenne)
  Sulla testa di Ariberto, rei dei cuochi,
questa sera, come sempre, noi si giura:
Dagli attacchi dei presenti,
dagli attacchi degli assenti,
di qualunque sia natura,
mantenersi deve pura
Donna Elena dei Baldi.
Chi di noi tradisca il patto
a brandelli sar fatto,
e per bene cucinato
dagli altri divorato.
  Dei Respighi il cavaliere,
per sua stessa volont,
questa sera, come sempre,
con noi tutti giurer!
  Sulla testa di Ariberto
suggellata  la congiura!
questa sera, come sempre...
Tutti  .... noi si giura!....
Ippolito  (al cuoco) Laltare  in libert.
Ariberto  Buona notte, signori (esce).
Respighi  Ah! adesso me ne vado contento!... Tramontato un sogno se ne  realizzato un altro!
Tomaso  (sbadigliando) Fra breve sogner anchio!
Adriana  (salutando) A voi tutti, amici miei, grazie delle bellissime ore che mi avete fatto passare. Ne serber un ricordo indimenticabile.
Ippolito  Non si potrebbe desiderare premio pi bello (le bacia la mano. Tutti gli altri salutano).
Alberto  E si copra bene domattina.
Elena  Ci tiene a rimandarti a tuo marito sana e salva.
Ippolito  Quando ci si mette  squisito.
Elena  (ad Adriana) Ti accompagno. (agli altri) A domani. Buona notte (saluti. Adriana ed Elena escono da sinistra).
Respighi  (seguendo con lo sguardo Adriana) Gran bella signora quella Lauri!... Bella e infelice, mi dicono.... Mah! peccato!
Ippolito  Vorrebbe consolarla?
Alberto  Turris Eburnea!
Respighi  Come dice?
Alberto   invulnerabile!
Respighi  Per me fa lo stesso. Anche quando sono vulnerabili loro mi sento cos innocuo io!!...
Ippolito  Non sia troppo modesto, cavaliere. C stato un tempo  non lo dimentichi  in cui abbiamo dovuto seriamente preoccuparci anche di lei.
Respighi  E per adesso... niente di nuovo in vista?
Ippolito  Per la signora Elena?... Niente di nuovo, stia tranquillo.
Respighi  Se mai avvertitemi. E contate su di me per le cattive informazioni.
Ippolito  Sente gi limportanza della nuova carica?
Respighi  Sar feroce. (scattando) Buona notte.
Tutti  Buona notte, cavaliere (Respighi esce).
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SCENA 7.
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Ippolito, Tomaso, Alberto e Remigio.
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Ippolito  Bellidiota!
Tomaso  Hai fatto male ad accoglierlo nel gruppo.
Remigio  Diventer lintruso della nostra intimit.
Ippolito  No.  un uomo decorativo. Ce ne serviremo per fargli fare qualche brutta figura.
Remigio  Ne ha gi fatte tante!
Ippolito  Ragione di pi perch continui.
Remigio  Ma ragione anche per non dargli unimportanza innalzandolo fino a noi...
Ippolito  Che importanza? Chi gli d importanza? Io ne ho per voi. Voi  nel vostro piccolo  ne avete per me. Noi quattro, ci completiamo. Noi, rappresentiamo tutto, per la signora Elena. La signora Elena, rappresenta qualche cosa per noi....
Alberto  Ne hai per un pezzo?... Io casco dal sonno.
Ippolito  Come si vede luomo sfibrato da uno sforzo intellettuale! Sei pallido, Alberto.
Alberto  Ho voglia di andare a dormire.
Ippolito  Stai bene, pallido!... (si avviano).
Tomaso  Anchio domattina devo svegliarmi presto per controllare i conti di Vladimiro.
Remigio  Io dovr dare la nuova disposizione allo studio. C tutto da rifare. Non avete visto?  unindecenza!
Ippolito  Ah! Se non ci fossimo noi in questa casa!! (escono).
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SCENA 8.
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Antonietta, poi Vladimiro.
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Antonietta  (entra, traversa la scena, va alla veranda, scruta nelloscurit del giardino, chiamando sommessamente) Vladimiro!... Vladimiro?...
Vladimiro  (entrando, dal giardino, gravemente) Se ne sono andati i parassiti?
Antonietta  Tutti. Che facevi laggi?
Vladimiro  (sospirando) Pensavo a te, e scrutavo il cielo.
Antonietta  Grazie. Vladimiro.
Vladimiro  Soffia vento di ponente: fra poco avremo temporale.
Antonietta  Che bellezza! Come mi sentir sicura dormendo fra le tue braccia!
Vladimiro  S: le bufere rendono pi saldo lamore! Chiudi, Antonietta (chiudono le vetrate). E adesso spegni (spengono le lampade. La scena resta al buio).
Antonietta  Mi ami sempre?
Vladimiro  (fatale) Non domandare: amarti  il mio destino.
Antonietta  (dolcemente) Lo rimpiangi?
Vladimiro  (c. s.) Il destino non si rimpiange: si segue (escono insieme).
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SCENA 9.
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Alberto, poi Elena.
(La scena resta per un momento vuota. Alberto entra cautamente da destra e savanza in punta di piedi. Ma non  ancora arrivato a met della sala che Elena, entrata da sinistra senza farsi sentire, accende ad un tratto una luce).
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Elena  Chi va l?
Alberto  (intontito, immobile) Amici.
Elena  Lei?
Alberto  (c. s.) Gi... sono io...
Elena  Che vuol dire?
Alberto  Io? Niente. Non dormivo. Quando prendo il t non dormo.
Elena  Se lha rifiutato anche stasera?
Alberto  Precisamente. Lho rifiutato perch so benissimo che se lo prendo non dormo. Infatti, appena a letto, ho detto subito: qui non si dorme....
Elena  A letto? Ma se non s nemmeno spogliato?
Alberto  Si capisce! Voleva che mincontrassi con lei... svestito?
Elena  Come poteva immaginare dincontrarmi?
Alberto  Presentimento. Scusi: lei non pensa qualche volta: sento che mi succede questo, e poi le succede? Anche a me. Prima penso e poi... mi succede.
Elena  Lei ha tutta laria di infilarmi un mucchio di menzogne.
Alberto  Appunto: perch se no dovrei dirle la verit.
Elena  E la verit sarebbe?
Alberto  (premendosi la testa con le mani). Un momento. Mi lasci riflettere. Abbia piet. Il suo interrogatorio rapido, serrato, incalzante, mi ha fatto perdere la testa.
Elena  Deve perderla facilmente la testa, lei!
Alberto  Meno spesso di quanto sembri.
Elena  Per, molto spesso, sembra.
Alberto  Come pu dirlo?
Elena  Eh!... mi pare.
Alberto  Perch?... Perch mi ha trovato qui?... Non  una buona ragione. Allora anchio dovrei pensare che lei... che pure ho trovata qui....
Elena  Che dice?
Alberto  No, scusi... Ho il cervello sconvolto.
Elena  Meno male: cerchi di rimettersi: non parli.
Alberto  Se lei mi interroga!
Elena  Non lo far pi; segga.
Alberto  A questora?
Elena  Capir... Dal momento che  qui, anzi che siamo qui... (altro tono) Vuol rispondere francamente a una mia domanda?
Alberto  (con terrore) Ancora?
Elena  Lultima. E non mi pare imbarazzante. Io ho limpressione che il mio incontro la disturbi. Che ne dice?
Alberto  Disturbarmi?... Le pare?....  anzi un piacere... non dormivo.
Elena  Nemmeno io. Ero scesa appunto per prendere un po daria. Per far due passi in giardino. Si soffoca.... Mentre invece, una bella passeggiata al chiaro di luna...
Alberto   poetica, lo so. Ma non c. Manca la luna. Non vede? Minaccia temporale.
Elena  Allora non c altro che restar qui.  compromettente, lo capisco, ma pu darsi che chiacchierando con lei mi venga sonno (con esagerato languore) Parli! Parli! Mi culli con le sue parole. Non c niente che concil il riposo come sentir parlare.  come una musica lontana e un poco monotona. Del Brahms suonano dalla camera vicina. Conosce Brahms?
Alberto  No, signora.
Elena  Non importa. Venga vicino a me. Mi narri qualche cosa di piacevole e di inconcludente.
Alberto  Di piacevole e inconcludente?... Non saprei!
Elena  Le sue avventure, per esempio.
Alberto  Capisco: sarebbero piacevoli per me e inconcludenti per lei, ma c un guajo: non ne ho.
Elena  Bugiardo!... Chi sa quante!... chi sa quante!... Un uomo come lei!....
Alberto   quello che penso anchio: dovrei averne tante, e non ne ho. E sa perch? Perch sono un timido...
Elena  (ridendo) Lei?
Alberto   cos: ho paura. Se una donna minteressa cerco di evitarla, perch ho paura che minteressi.
Elena  Di modo che io per esempio, non la interesserei!
Alberto  Come pu dirlo?
Elena  Dal momento che non cerca di evitarmi...
Alberto  Ma lei... lei  unaltra cosa: lei non  una donna...  una camerata, un anfitrione delizioso, una buona, una squisita amica, con la quale scappare o restare fa lo stesso. Chi di noi ha mai osato, chi oserebbe mai di farle la corte?
Elena  E perch?
Alberto  Perch sarebbe tempo perso!
Elena  Come pu dirlo lei?... Provi.
Alberto  (alzandosi e indietreggiando istintivamente) Signora!
Elena  (ridendo) Scappa gi?... No, non abbia paura! (un breve silenzio) So bene che andarsene  quello che desidera, ma vorrei che la sua sincerit con me fosse intera, completa. Lei avrebbe dovuto dirmi francamente fin da principio: amica mia, non sono disceso affatto per passeggiare, non desideravo affatto dincontrarla, avrei preferito che tutti se ne dormissero francamente. Tutti, tranne uno... Non  cos? Risponda.
Alberto  (tace).
Elena  Vede? Vede che non mi ero ingannata? Quella benedetta figliuola stava per commettere una enorme pazzia... Gi, intanto, perdersi con lei  una grande pazzia.
Alberto  (timidamente) Scusi... non mi pare.
Elena  Pare a me. (alzandosi, aspramente) Vada! Vada! Non voglio trattenerla di pi.
Alberto  Lei  troppo buona... (si avvia timidamente, quasi preso da un istintivo senso di pudore verso la porta a sinistra. Elena torna a sedere, voltandogli le spalle.  Quando Alberto  sulla porta, dice a mezza voce:) Buona notte, signora. E grazie.
Elena  (con uno scatto, balzando in piedi) Dove va? (fuori incomincia il temporale).
Alberto  Non me ne ha dato lei stessa il permesso?
Elena  Da lei? Questo passa ogni limite!
Alberto  (tornando sui suoi passi) Io credevo...
Elena  Che cosa credeva? Che cosa?... Ma sa che  uno sfrontato? E se ne andava, cos, tranquillamente, come se si trattasse della cosa pi naturale del mondo.....
Alberto  (improvviso, risoluto) Senta, signora: io sono costretto a dirle che non ci capisco pi niente. Non so che sia... Il tempo, forse... lei... quellaltra... non so... non so... so soltanto che ho la testa in fiamme e un sibilo nelle orecchie. So che ho limpressione... (pausa) Ebbene, s. Devo dirle qual la mia impressione?
Elena  Qual?
Alberto  Che il nostro incontro non sia voluto dal caso.
Elena  E poi?
Alberto  Che lei sapesse tutto.
Elena  E poi?
Alberto  Che volesse impedirmi quello che stavo per fare.
Elena  E poi?
Alberto  Basta. Prima mi risponda.  vero?
Elena  (vivamente) S.
Alberto  (turbato) E perch?
Elena  (scrutandolo) Non pu immaginarlo?
Alberto  Posso fare tre ipotesi: o linutile difesa di una amica... e non credo necessario che lei spinga fino a tal punto lamicizia... O il capriccio e il desiderio di ridere del mio imbarazzo... e non mi pare che la burla labbia molto divertita... O infine.... mi permette di dirlo?... S?... E allora dovrei ammettere una inesplicabile e misteriosa gelosia... Scelga!
Elena  (audacemente)  cos!
Alberto  (con un grido di gioia) Elena!.... (riprendendosi subito) Signora Elena...
Elena  (sempre giocando sulleffetto delle sue parole e dei suoi atteggiamenti) Taccia!... Non dica niente....  una follia, lo so... Eppure, da quando parlavate, stasera, ho avuto la tentazione di gettarmi fra voi due, di dividervi, di strapparvi luno allaltra!...
Alberto  Doveva farlo! doveva farlo!...
Elena  Ma crede lei veramente che si possa rinunciare a tutto, a ventisei anni?...
Alberto  No, non  possibile. Non si pu, non si pu...
Elena  (continuando) Ridere, distrarsi, parlare, circondarsi di amici non basta. Arriva il momento in cui quello che si credeva morto per sempre dentro di noi, si risveglia con una violenza pi forte di qualunque volont!  un attimo. Ma una vita intera, un intero avvenire dipendono da questattimo... Oh! capisco!... Lei non pu sentire quello che io provo...
Alberto  Sento quello che provo io, signora. E mi par di sognare!...
Elena  Lei era qui per unaltra...
Alberto  (sbito) Non me ne parli! Non me ne parli... Quello era un capriccio, una follia, lha detto lei stessa, poco fa: follia! follia!... Ma lei, lei, signora... Ah! se sapesse!... Se potessi dirle tutto quanto di curioso, di strano, di incredibile si agita dentro di me!...
Elena  Non parli!... Non cerchi di giustificare la mia debolezza. Basterebbe questo a perderci.
Alberto  No! Non a perderci! A salvarci!
Elena  (improvvisamente) Zitto!... Qualcuno!
(Elena ed Alberto restano immobili in silenzio in ascolto)
Alberto  (turbato) Chi pu essere?
Elena  (rapida, sottovoce) Non so!... Ma vada!... vada!
Alberto  Come? Adesso? Sul pi bello?...  impossibile!... Vi aspetto!...
Elena  (c. s.) Vada!... Presto!
(Alberto corre rapido verso la sala da pranzo e resta nascosto dietro le cortine. Quasi contemporaneamente Adriana entra. Vedendo Elena, sarresta sconvolta).
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SCENA 10.
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Elena  Adriana.
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Elena  (stupita) Tu?... Chi cercavi?
Adriana  (c. s.) Cercavo te... Chi volevi che cercassi?
Elena  Ah!... Cercavi me?...
Adriana  Non ti avevo trovata in camera tua. Ho paura...
Elena  Di che?
(uno scoppio di tuono)
Adriana  (coprendosi il viso con le mani e abbandonandosi su una sedia) Dio! Non senti? Guarda come tremo... Io sola non dormo...
Elena  (sbito) Davvero? (fissandola con malizia) E allora... dormirai con me. Sei contenta?
Adriana  (con grande sforzo su s stessa) S... s...
Elena  Avevi paura?... Che bambina!... (la prende sotto braccio, spingendola fuori) Ma come sei bambina!... Su... A letto, a letto!... (poi si volta verso il nascondiglio di Alberto, e con tono imperioso ripete) A letto!
(Spegne la luce, escono. Un lampo, un tuono, uno scroscio).
SIPARIO.
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ATTO SECONDO.
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Il giardino. A sinistra la terrazza che conduce alla villa. A destra il cancello dentrata. In primo piano della scena, vicino alla terrazza, tavoli e sedie.
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SCENA 1.
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Tomaso  Ippolito  Remigio e Antonietta.
(Ippolito, Tomaso e Remigio, sono seduti presso il tavolo. Antonietta sta servendo la prima colazione).
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Remigio  (fermando il braccio di Antonietta che versa) Alto l!... Sai che non prendo latte.
Antonietta  Ha ragione, scusi.
Remigio  Dammi il burro.
Tomaso  E versa a me anche la sua parte. Io ne prendo molto.
Antonietta  (eseguendo) Ecco. Hanno sentito che temporale stanotte? (i tre si guardano senza rispondere) Pareva che rinfrescasse ma invece minaccia di far pi caldo di ieri. Non  vero? (nuovo silenzio) Trentadue gradi allombra, ieri!... (terzo silenzio) Trentadue gradi!
Ippolito  Abbiamo capito. Trentadue gradi. Mi fa tanto piacere.
Antonietta  Hanno avuto zanzare?
Ippolito  S. Molte zanzare. Sei contenta?
Remigio  Vuoi vedere le punture?
Antonietta  Strano! Ero salita apposta a chiudere le imposte per tempo, iersera...
Ippolito  Molto grati. Hai versato a tutti?
Antonietta  Sissignore.
Ippolito  Manca niente?
Antonietta  Nossignore.
Ippolito  Brava. Sei una perla. Lasciaci in pace.
Antonietta  Come? Gli altri giorni sono loro che mi trattengono.
Ippolito  E oggi no. Non  bello suscitare pi oltre le gelosie di Vladimiro. Ti diamo riposo. Ringrazia e saluta.
Antonietta  Oh! non dubiti! (allontanandosi) Che maniere! Che gente! Vladimiro ha ragione: veri parassiti! (esce)
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SCENA 2.
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Gli stessi meno Antonietta poi Vladimiro.
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Tomaso  (appena Antonietta  uscita) E dunque?
Remigio  (c. s.) Continua!
Ippolito  Non ho voluto svegliarvi...
Tomaso  Hai fatto bene.
Ippolito  Sono entrato nella sua camera, in punta di piedi.
Remigio  (con ansia) Vuota?
Ippolito  Vuota. Il letto intatto. Mi sono fermato un momento a riflettere. Occorreva riflettere....
Tomaso  Su che?
Ippolito  Su alcune cose curiose che mera sembrato di intravvedere iersera. Mentre noi leggevamo i suoi versi, la signora Adriana era con lui. A lettura finita mi era parso di scorgere sul suo viso un turbamento, una preoccupazione, strani. Pi tardi, il contegno di Alberto era indubbiamente imbarazzato. Non vi ricordate comera pallido?...
Remigio   vero.
Ippolito  E la sua fretta di correre a letto, la ricordate?
Tomaso   vero.
Ippolito  E il suo mutismo, quando siamo saliti? Lui che, di solito, sente il bisogno di venire in camera mia, sedere presso il mio letto, confidarmi le impressioni della serata, farmi addormentare raccontandomi le sue pene... iersera  sgattajolato via, quasi che volesse sottrarsi al mio sguardo penetrante... Qui c sotto qualcosa, ho pensato tra me... Ho avuto il presentimento che quella lo aspettasse.
Remigio   incredibile!
Ippolito  Niente affatto! Che cosa vi avevo detto io fino dal primo giorno che  arrivata qui? Donnina pericolosa...
Tomaso  E pericolante.
Ippolito  E, forse, ahim! pericolata!
Remigio  Dici davvero?... Li hai visti?
Ippolito  Chi?
Remigio  Loro due?
Ippolito  Ma che! Il curioso viene adesso.
Tomaso  (con curiosit) Racconta.
Ippolito  (con enfasi) Scendo, a tentoni. Mi ero levato le scarpe per non far sussurro. Per fortuna luragano mi aiutava a illuminarmi il sentiero. Un lampo, un tuono, lo scrosciar della pioggia, lululare del vento, e io avanti imperterrito!
Remigio  Mi par di leggere il Conte di Montecristo!
Ippolito  Arrivo alla porta della sala. Resto in ascolto...
Tomaso  (c. s.) Ebbene?
Ippolito  Niente. Silenzio assoluto e buio pesto.
Remigio  Perdio!
Ippolito   quello che ho detto anchio! Perdio, sono arrivato troppo tardi: nessuno. (a Tomaso) Cosa avresti fatto tu in quel momento?
Tomaso  Sarei tornato a letto.
Ippolito   quello che ho fatto anchio!
Remigio  Finito?
Ippolito  Ma che!
Tomaso  C dellaltro?
Ippolito  La parte pi oscura. Non ero a letto da cinque minuti, che crik, luscio della camera dAlberto scricchiola: era lui. Di dove  sbucato? Di dove?
Tomaso  Lo sai?
Ippolito  Io no.
Vladimiro  (dalla terrazza) Buon giorno e buon appetito.
Ippolito  Ecco luomo che pu illuminarci, (a Vladimiro) Scendete, scendete! Abbiamo bisogno di voi.
Vladimiro  (scendendo) Ai loro riveriti ordini.
Ippolito   partita la signora Adriana?
Vladimiro  Col treno delle sei, sissignore. Ha lasciato tanti saluti per tutti.
Ippolito  Allora lavete vista?
Vladimiro  Si capisce. Lho accompagnata alla stazione io stesso.
Ippolito  Benissimo! E... comera?
Vladimiro  Come comera?... Non capisco...
Ippolito  Era triste? Era allegra?
Vladimiro  Non mi sono permesso di domandarglielo.
Ippolito  Lo domando a voi. Vorrei conoscere la vostra impressione personale. Avete o non avete notato in lei qualche cosa di diverso, di strano, di insolito?
Vladimiro  Aspetti...  vero... Mi ha fatto leffetto di essere molto seccata di dover partire.
Ippolito  (agli amici) Capite? (a Vladimiro) E non vi  sembrata un poco abbattuta?
Vladimiro  S.  vero. Molto abbattuta, molto stanca.
Ippolito  (agli amici) Mi par chiaro, (a Vladimiro) Dunque era abbattuta e stanca?
Vladimiro  Poveretta! Non ha chiuso occhio, stanotte.
Ippolito  Come lo sapete?
Vladimiro  Me lha detto lei.
Ippolito  Lha detto lei?.... (agli amici) Ha un bel coraggio!
Vladimiro  Tuttaltro. Aveva paura, anzi.  stato il temporale che non lha lasciata dormire.
Ippolito  Vi ha detto lei anche questo?... (posandogli la mano sulla spalla, con commiserazione) Onesto e buon Vladimiro!
Vladimiro  (stupito) Perch?
Ippolito  Niente. Cos. Siete onesto e mi fa piacere di constatarlo. Lingenuit non  morta del tutto.
Vladimiro  Perch ho detto che la signora aveva paura? Ma se non crede, lo pu domandare alla signora Elena.
Ippolito  Che ne sa la signora Elena?
Vladimiro  Hanno dormito nella stessa camera stanotte!...
Tomaso  (guarda Ippolito) Nella stessa camera?
Ippolito  (turbatissimo) Hanno dormito nella stessa camera?
Remigio  (a Ippolito) Non ci capisco pi niente.
(Lungo silenzio. I tre si guardano intontiti).
Ippolito  (con improvvisa risoluzione, a Vladimiro) Vi prego: salite a svegliare il signor Alberto. Se dorme ancora gettatelo dal letto. Ditegli che lo aspettiamo e che faccia presto.
Vladimiro  Benissimo (risale la terrazza incontrando Elena che ne scende).
Elena  (a Vladimiro) Quando la carrozza  pronta, avvertitemi.
Vladimiro  S, signora.
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SCENA 3.
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Elena e i precedenti.
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Elena  Che mattinieri! Neanche aspettarmi a colazione! (a Tomaso) Lei ha fatto il suo dovere? (a Remigio) E lo studio come va? (i tre restano in silenzio, turbati  Elena con forzata indifferenza) Ho capito. Lavete con me? (siede)
Ippolito  (servendole il caff) Con lei? Oh! no, signora... Scusi: quanti pezzi?
Elena  Tre, lo sa.
Ippolito  (continuando) Siamo convinti che lei non centra. Il nostro turbamento ha ben altre ragioni.... Latte?
Elena  S...
Ippolito  Stanotte, evidentemente... (a Tomaso) dammi il caff...  successo qualcosa che lei sa, che noi non sappiamo e che ci preoccupa... (a Tomaso che ha nel frattempo recato il bricco del caff)  caldo?
Tomaso  S, s...
Remigio  Uno dei nostri ha commessa unazione indegna.
Tomaso  Ha tentato di turbare la nostra pace.
Ippolito  E di macchiare la sua casa!
Elena  Perch? Vi dispiacerebbe proprio molto che questa mattina Alberto mavesse svegliato con una lettera traboccante di amore... e una richiesta di matrimonio?
Ippolito  (sbalordito) No!
Tomaso  Ha osato una cosa simile?
Remigio  Con lei?
Elena  (un po scossa dal loro stupore, cambiando tono) S, con me. Mi si offre la felicit, e voi ne siete turbati?...
Ippolito  Lei scherza, signora!
Elena  Affatto.  la pura verit... Ero qui per domandare il vostro consiglio, per avere la vostra approvazione.
Ippolito  No, signora! Non la burla in un momento in cui ci si vede smarriti. Perch se questa fosse la verit, le assicuro che con tutte le nostre forze cercheremmo di distruggerla. Ciascuno di noi quattro pu aver fatta tacitamente una rinuncia, in questa casa. Ma nessuno di noi quattro deve a questa rinuncia mancare.
Tomaso  La nostra devozione per lei  sempre stata disinteressata e sincera.
Remigio  E il colpo di testa di un fatuo non pu distruggere il nostro legame.
Elena  (con comica tristezza) Ahim! Compir il sacrificio. Rinuncer a un amore divampato con la violenza di un incendio!... Ad un uomo che sa di possedere tutti i requisiti per darmi la felicit, e piange amaramente sulla mia vuota esistenza!  triste... Ma lo far....
Ippolito  Io mi domando come ha potuto osare una cosa simile!
Remigio  Io mi domando come ha potuto concepirla!
Tomaso  Ed io invece mi domando come far adesso a cavarsela. Quello  un uomo finito!
Remigio  Io non lo guardo pi in faccia!
Tomaso  Io lo prendo a schiaffi!.... Mha tolta la voglia perfino di far colazione!
Ippolito  (quasi a s) Disgraziato! S giocata una posizione!
Elena  No, via, non aggraviamo la colpa, perch, a dire la verit, il torto fu mio. Quando ho visto iersera la tranquillit, diremo cos, di Adriana in pericolo, lho atteso al varco. Non sapevo, non pensavo quello che avrei detto o avrei fatto. Ma non avevo sonno, ero in vena di divertirmi, e ho messo a prova ancora una volta la grande passione e la grande sincerit degli uomini. Voi sapete che, generalmente, agli uomini quella che piace  sempre lultima che incontrano, e siccome lultima ero io gli sono piaciuta al punto che....
Ippolito  (turbatissimo) Come?...
Elena  (ridendo) No, poveretto. S comportato benissimo! Ha soltanto sentito, da un momento allaltro, cos forte il fascino della mia bellezza, della mia grazia, della mia intelligenza che, ne sono sicura, non potr pi vivere, non potr pi intendere la vita senza di me. Del resto, vi ripeto, mi ha scritto che vuole sposarmi, non  gentile?
Ippolito  Ma dove ha la testa?
Remigio  Ci fa una bella figura!
Tomaso  Perdersi cos!... Che ragazzo!...
Ippolito  Che bestia!
Elena  Vi faccio notare che le vostre esclamazioni sono assai poco lusinghiere per me. Mi negate dunque la possibilit di suscitare una passione?
Ippolito  Non scherziamo. Sono profondamente seccato che uno dei nostri abbia potuto cadere cos bambinescamente nella trappola.
Elena  Merito mio: la trappola era cos ben tesa! E non ci ho messo niente a prepararla, vassicuro.
Ippolito  E dorme!  meraviglioso!... Ho dovuto mandare a svegliarlo.
Elena  Poverino! Dopo tante emozioni, si capisce il bisogno di riposo. Chiss come mi sogna!
Ippolito  Sar amaro il risveglio!
Elena  No. Sar divertente. Esigo che ne ridiamo insieme, e che sia perdonato. Dopo tutto, gli  mancata lavventura.  gi un buon castigo. Perch incrudelire? Non vi pare che basti?
Ippolito  Non basta, signora mia! Noi,  vero, siamo liberati da una grave preoccupazione. La cosa pu riempirci di gioja e divertirci magari, pi tardi. Ma per ora restano in ballo due questioni: loffesa a lei, che generosamente perdona; il tradimento a noi, su cui ci riserviamo di prendere dei provvedimenti, (a Remigio e a Tomaso) Non vi pare?
Remigio  Non  il risultato  che essendo andato a vuoto non ha conseguenze  ma il tentativo che occorre punire.
Ippolito  Giustissimo! E punendo il tentativo, noi rivendichiamo anche lei!
Elena  Perch?
Ippolito  Molto semplice: supponga, per un caso qualunque, che quello fosse riuscito.
Elena  (ridendo) Se vi fa piacere, supponiamolo pure.
Ippolito  Sarebbe terribile! Quelluomo, in un colpo solo, avrebbe fatto quattro vittime.
Elena  E la quarta chi sarebbe?
Ippolito  Lei stessa... Noi la perderemmo, ma lei perderebbe noi. Le par poco?
Elena  Non saprei pi darmene pace!
Ippolito  Non lo dica per ridere.  cos. Lei avrebbe la peggio. Capir che noi, bene o male, si rimedia. Il tempo, per fortuna,  fatto apposta per guarire i ricordi... la lontananza anche... e a poco a poco la nostalgia di Villalta svanirebbe nelle anime nostre come un sogno lontano...
Elena  Bello!... Mi piace!...  poetico!
Ippolito  Ma di lei, di lei che cosa avverrebbe?... Immagina possibile la sua vita senza di noi? Oggi non pu capirne tutta lenorme gravit. Le cose care non ci si accorge di averle, quando si hanno... Ma ne sentiamo bene la mancanza quando si perdono! Senza contare che mentre noi possiamo distruggere il passato con nuove abitudini, lei se lo troverebbe fra i piedi per tutta la vita. Eh! s!... Quel qualunque di noi che le fosse vicino senza gli altri, non servirebbe che a ricordarle di aver perso gli altri!... Ammette lei il Padre senza il Figliuolo? Il Figliuolo senza lo Spirito Santo? Lo Spirito Santo senza il Padre e il Figliuolo?... Provi, provi a sposare il figliuolo, lei!... Noi non siamo che una trinit in quattro, signora!
Elena  Ma a voi non intendo affatto di rinunciare. In qualunque caso, ricordatevelo bene, questo mai!
Ippolito  Sbaglia, signora! Da una donna possiamo accettar tutto, ma niente dalluomo che ne diventa il legittimo possessore. La nostra dignit dove la mette?
...
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SCENA 4.
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Vladimiro e i precedenti.
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Vladimiro  (dalla terrazza) La carrozza  ai suoi ordini, signora.
Ippolito  (ad Elena) Come? Vuole lasciarci sul pi bello?
Elena  Devo recarmi alla Casa Bianca per la verifica del grano. Vladimiro lo esige. Le sue esigenze sono per me dei comandi. Daltra parte preferisco che, prima, gli parliate voi.
Tomaso  Io me ne lavo le mani.
Remigio  Io maffido alle decisioni di Ippolito.
Ippolito  Me laspettavo. Nellora dellimbarazzo tutti mi piantano. Non importa! Far da me, lo interrogher. Vedr fino a qual punto arrivi la sua incoscienza. E a seconda del suo contegno mi riserver di stabilire insieme con voi la punizione. Almeno in questo mi aiuterete,  sperabile.
Elena  Benissimo, (a Remigio e a Tomaso) Volete accompagnarmi?
Remigio  Volentieri.
Tomaso  Anchio. In questo momento sento che non saprei rispondere di me stesso.
Elena  (a Ippolito) Non sia feroce, mi raccomando. Dobbiamo perdonargli.
Ippolito  (a Vladimiro) Che cosa vi ha risposto lamico?
Vladimiro  Sta per scendere.
Elena  Allora, presto! Eclissiamoci!... (escono rapidamente)
...
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...
SCENA 5.
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Ippolito, poi Alberto.
...
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...
(Ippolito, rimasto solo, siede, accende una sigaretta e, seguendo un pensiero intimo, sabbandona a cantarellare laria dellAttila
Tardo per gli anni e tremulo
 il regnator dOriente...
Siede un imbelle giovane
Sul trono dOccidente...
(Vladimiro rimette a posto le tazze, lasciando sul tavolino quella pulita per Alberto. Di tratto in tratto sarresta meravigliato ad ascoltare il canto sconclusionato di Ippolito. Quando questi  giunto alle ultime parole: Resti lItalia a me... Vladimiro esce, mentre Alberto appare sulla terrazza).
Alberto  (muove lentamente verso il tavolino. Ha laspetto raggiante ma preoccupato).
Ippolito  Oh! Sei sveglio?
Alberto  E gli altri?
Ippolito  Se ne sono andati in questo momento.
Alberto  (sedendosi e versandosi il caff) E tu?
Ippolito  Mi vedi: sono qui. Taspettavo. Devo parlarti.
Alberto  A me?
Ippolito  Precisamente.
Alberto  Perch?
Ippolito  (gravemente) Siedi.
Alberto  (ridendo) Pi seduto di cos!
Ippolito  Ecco qua: sai che mi sono sempre piaciute le situazioni nette. (un silenzio) Non ho mai mentito nella vita, io.
Alberto  Hai ragione:  brutto mentire.
Ippolito   orribile.
Alberto  (senza convinzione) Orribile.
Ippolito  E allora perch mentisci?
Alberto  (stupefatto) Io?...
Ippolito  Tu... (scrutandolo) Guardami bene in faccia: che hai fatto questa notte?
Alberto  (turbato) Questa notte?
Ippolito  Non prendere tempo per inventarmi delle storie. Che hai fatto questa notte?
Alberto  Vuoi proprio saperlo? (allargando le braccia) Niente.
Ippolito  (levando di tasca un libretto e scorrendolo di tratto in tratto) Alluna e trentacinque la tua camera era vuota.
Alberto  Come lo sai?
Ippolito  Lo so. Sei rientrato dopo unora e hai passeggiato a lungo parlando a voce alta.
Alberto  Come lo sai?
Ippolito  Lo so... Qui ho scritto: pazzo o imbecille.
Alberto  Come lo sai?
Ippolito  Lho sempre saputo. Pi tardi hai scritto. Ora vorrei sapere il significato di queste parole che hai pronunciate pi volte, concitatamente: Non me la sarei mai aspettata! Che cos che non ti saresti mai aspettato?
Alberto  (con foga improvvisa) Ebbene, s!... Lascia che mi sfoghi! Non ne potevo pi!... Se non avessi avuto paura sarei corso stanotte stessa in camera tua! Era tale la voglia di gridare a qualcuno la mia gioia, che la gridavo da solo, come un pazzo!... Tassicuro che mi pareva di morire!... Ho provato lemozione pi forte della mia vita! Nessuno, sai, se la sarebbe aspettata. Non parliamo di te e degli altri, ma persino io, io stesso ne sono ancora intontito. Era il nuovo, limprevisto, lincredibile che mi trovavo davanti. La felicit, quale non sarebbe concepibile sognare, era l, a due passi, creata, voluta dal caso. Un gesto solo: tendere la mano e ghermirla. Lho tesa. Sono felice.
Ippolito  (con comico rimpianto) Come ti invidio!
Alberto  Hai ragione. Fai bene a invidiarmi. Arrivo al punto, se ci penso, da invidiare me stesso!  cos. Che vuoi che ti dica? Mi sento trasformato, mi sento un altro uomo! LAlberto che conoscevo... che anche tu conoscevi  morto. Dalle sue ceneri  nato un altro Alberto vibrante di passione come quella creatura che mi stava davanti per dirmi che la vita  ancora piena di gioje inattese e incredibili.
Ippolito  Elena?
Alberto  (con crescente convinzione) Lei!... Elena!... Elena! Elena!... Ma ti pare possibile?... Elena!... Ah! se tu sapessi come mi esalta il pensiero di rinnovarmi, di riprendermi tutto, di non essere pi lo schiavo di me stesso e delle vostre abitudini!... Vivere con lei! lontano dal mondo, senza seccatori, senza amici, senza voi, sopra tutto!.... Che bellezza!... Che bellezza!...
Ippolito  Dunque, quello che abbiamo fatto insieme per conquistarci questa invidiata tranquillit lhai gi dimenticato?
Alberto  (come assorto) Non vedo che una cosa: lavvenire!
Ippolito  (continuando) Hai dimenticato la nostra vita divertente, gaja, spensierata; le nostre burle contro i seccatori sentimentali; lallegra difesa di una virt troppo solida per crollare... tutto, tutto hai dimenticato?
Alberto  (c. s.) Tutto!... Che bellezza!...
Ippolito  Eppure, avevamo sempre pensato, avevamo sempre detto, che chi fosse arrivato alla conquista, avrebbe distrutto la nostra vita comune....
Alberto  Distruggere per riedificare: ecco la vera forza!
Ippolito  (continuando) E insieme si era giurato che non uno avrebbe raggiunto la mta! Elena era troppo ben guardata, e il principe della favola incatenato da noi nel suo regno fantastico. Oggi mi dici: io sono quello. Ma mentre presento le armi, ho il diritto di pensare che tu abbia finita unamicizia e una fede che non sentivi, sventando con noi gli attentati al nostro benessere, per preparare, di nascosto, la via facile e sicura al benessere tuo.
Alberto  Mi puoi credere capace di un simile calcolo?  il destino che ha voluto cos.
Ippolito  Non tirarmi fuori il destino! Ti credo capace di tutto se a tutto passi sopra per il tuo inqualificabile egoismo.
Alberto  (scattando) Egoismo! E mi parli di egoismo? Ma  appunto allegoismo vostro che mi ribello! Siete vojaltri che avete  senza alcun diritto  vincolata la libert di una donna per i vostri comodi e per i vostri spassi.
Ippolito  E tu, non eri con noi?
Alberto  Appunto: me ne pento, e riparo.
Ippolito  In che modo, di grazia?
Alberto  Sposandola.
Ippolito  Nobile vittima! Portandoti via, cio, tu solo quello che nessuno doveva toccare.
Alberto  Non pretenderai che la sposiamo in quattro.
Ippolito  Che nessuno la sposi, pretendo!
Alberto  Illusioni, caro mio! Ma credi tu veramente che si possa morire a ventisei anni?
Ippolito  Non fare il tragico!
Alberto  Parole sue! Parole che sgorgavano da unanima oppressa! Ridere, distrarsi, non basta! Arriva il momento in cui quello che pareva morto risorge dentro di noi con una violenza improvvisa.
Ippolito  Tu eri l, in quel momento....
Alberto  Si capisce....
Ippolito  Lei ti ha visto....
Alberto  E ne  stata presa.
Ippolito  (scoppiando in una risata) No, ecco!.. Sei fenomenale!... Pazzo, esaltato, presuntuoso, idiota!... S, idiota sopra tutto! Ho voluto vedere fino a che punto arrivavano il tuo orgoglio e la tua cecit!... Ma non capisci che sei stato burlato?
Alberto  (scattando in piedi, livido, sconvolto) No!
Ippolito  S... s... burlato... e in un modo indegno di te. Ecco che cosa ci hai guadagnato con la tua vanitosa incoscienza! Bella figura!
Alberto  (c. s.) Bada!.. Non scherziamo!...
Ippolito  No. Anzi  questo il primo momento in cui ti parlo sul serio.
Alberto  Non  vero! Non  possibile!
Ippolito  Ma che credevi? Che Elena sentisse limprovviso bisogno di amarti e di essere amata?.... Capace anche di credere questo! Capace di esserti sentito da un momento per laltro disputato, conteso, voluto da due donne!... Come sei giovane! Come sei giovane!... In un attimo di esaltazione hai chiusi gli occhi e gorgheggiato il pi bel chiricchich!... Se li tenevi aperti, potevi almeno vedere le nostre risa e rimangiarti il tuo canto.
Alberto  (intontito, affranto, s abbandonato sulla seggiola).
Ippolito   inutile! Tu hai sempre avuto il torto di crederti un uomo fatale!
Alberto  Non  vero!... Non  vero!....
Ippolito  E allora hai avuto laltro di pensare che una donna come Elena potesse prendere fuoco. Ma non hai avuto mai cinque minuti disponibili per considerarti, disgraziato?... Hai mai fatto un vero e proprio esame di coscienza?... Ti sei mai domandato quali sono le tue qualit?.... Sei bello? Rispondimi.
Alberto  (tace).
Ippolito  Sei intelligente?
Alberto  (tace).
Ippolito  Di pure di no. Non aver paura! Sei ricco, questo  vero, ma non ne hai colpa. Malgrado le tue ricchezze resti un uomo qualunque, che ha vissuto poco e che ha pochissimo spirito....
Alberto  (con desolazione e con ira) Taci! Taci!... Non parlarmi pi... Sono affranto!... (un silenzio).
Ippolito  Mi dispiace, sai, sinceramente mi dispiace di vedere il tuo eroismo, la tua sicurezza, il tuo orgoglio di poco fa crollare di un tratto... Mi dispiace... Eri cos bello circonfuso di vittoria! Parevi un altro!...
Alberto  Ah! Non credere che finisca cos!
Ippolito  E come dovrebbe finire? Ringrazia il cielo e me, e non avvilirti, e non abbatterti. Credi pure che ti ho reso un grande servigio: ho voluto che tu ti considerassi come in uno specchio. E siccome sei incapace di sprofondarti da solo in una analisi, tho aiutato a rivelare te a te stesso in tutta la tua miseria. Che diamine! Sono un amico.
Alberto  (quasi parlando a se stesso) E adesso?... E adesso?...
Ippolito  E adesso, caro mio, tho offerto senza saperlo il modo di levarti dimpaccio. Non lo meriteresti, ma voglio essere generoso fino in fondo. Quando Elena ritorna, ti lascer solo con lei.
Alberto  No!
Ippolito  Sicuro! Con lei. Le farai credere che avevi capito benissimo, che lavevi seguita iersera per rimediare con una certa eleganza allavventura perduta per causa sua, e le avevi scritto per continuare la burla, provocare una risposta, e riderne a tua volta con noi, pi tardi. Molta eloquenza, molta calma, molta disinvoltura: te la caverai benissimo...
Alberto  Tu non puoi capire....
Ippolito  Perch? Cos che non posso capire?
Alberto  Niente, niente... Ti ringrazio... Sei molto buono, Ippolito.
Ippolito  Gi:  stupido essere buoni ma qualche volta mi succede. Non ne avevo nessuna intenzione.  stato pi forte di me. Non mi devi niente.
Alberto  (vagamente) Chiss!...
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SCENA 6.
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Gli stessi, poi Elena.
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Elena  (dalla villa) Ippolito!... Ippolito?...
Ippolito  Siamo qua, signora.
Alberto  (si alza, pallido, rigido) Non voglio vederla!...
Ippolito  (ad Alberto, rapido) Eh! No! Se fai cos  finita!
Elena  (entrando dalla terrazza) C bisogno del suo consiglio in cucina. Remigio e Tomaso stanno violentemente disputando con Ariberto sul pranzo di stasera, in onore di Respighi e del suo ritorno. (ad Alberto) Ben levato lei, dormiglione! (a Ippolito) Vuole portare il contributo prezioso della sua scienza?
Ippolito  Far quello che posso... per non avvelenare il nostro reduce (savvia per la terrazza. Di l, non visto da Elena, fa un gesto ad Alberto, per rianimarlo. Poi esce).
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SCENA 7.
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Elena e Alberto.
(Alberto  rimasto nello stesso atteggiamento. Elena siede, scrutandolo di tratto in tratto. Un breve silenzio, finalmente essa si alza, gli si avvicina).
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Elena  Ho avuto la sua lettera... e le assicuro che non avrei mai immaginato....
Alberto  (interrompendola, aspro, concitato, quasi violento). Una sola cosa non potr mai immaginarsi, signora: tutto il male che mi ha fatto.
Elena  (con stupore) Io le ho fatto del male? E quando? (fissa Alberto interrogandolo con lo sguardo).
Alberto  (lentamente, dolorosamente) S, mi guardi pure. Mi guardi bene. Sono quale sono, quale mi ha reso lei, iersera, facile giocattolo nelle sue mani abili...
Elena  (fa per parlare)
Alberto  (con un gesto) No. Mi lasci dire. Adesso, quando siamo rimasti soli, avevo preparato il mio piano; tentare di salvarmi essendole pari, o, almeno, apparendole tale. Cera di mezzo il mio orgoglio e la preoccupazione di non sembrarle ancora ridicolo. Volevo dirle che tutti due avevamo giuocato, tutti e due. E la cosa poteva finire con una bella risata e con una buona stretta di mano... Invece, no. Non voglio. Ora la guardo anchio bene in faccia, e rivedo il suo turbamento di iersera, la fiamma improvvisa dei suoi occhi, ricordo le sue parole e me ne sento ripreso, come da una verit....
Elena  Poteva crederlo?
Alberto  Lho creduto. Ho fatto male? Non importa! Ci che importa  che lei sappia che da quel momento mi sono nutrito di questa illusione, e che ancora amo illudermi. Perch se prima ho pensato a lei con la gioia di chi vede avverarsi quello che non osava sognare, adesso voglio ancora pensarla con lo strazio di chi vede disperdersi quello che oramai sogner per sempre. Che bella vittoria la sua, non  vero?... Perch non ride? Rida. Voleva completare la burla.  compieta. Pu chiamare gli amici.
Elena  (che lo ha ascoltato, con crescente meraviglia). Ah! Via! Ora  lei che scherza. Non vorr pretendere, spero, che prenda sul serio le sue parole e il suo turbamento.
Alberto  Perch?
Elena  Me lo domanda? Me se ieri sera ho cercato nel modo pi sicuro e piacevole di salvare unamica che mi  cara da una leggerezza, la credevo di tanto spirito da non serbarmene rancore. Se poi non lha capito, la colpa non  proprio mia.
Alberto  La sua colpa  unaltra:  di essermi apparsa per la prima volta come non lavevo vista mai. Fosse pur falso questo suo atteggiamento, e io ne dubito ancora, esso mha rivelato ci che potrebbe essere la realt.  scomparsa la donna fredda, insignificante, deliziosamente inutile che io vedevo sempre in lei. Mi  apparsa una donna la quale sente che la sua giovinezza non pu sfiorire cos.
Elena  (ridendo nervosamente)... Sono sogni!... Sogni!... La sua fantasia vola!... La fermi, per carit, se no chi sa dove andremo a finire...
Alberto  Dove andremo a finire? Dove avrebbe dovuto incominciare.
Elena  E cio?
Alberto  Col non mentire a s stessa.
Elena  Mentire a me stessa?... .Sa che  curioso?... La verit  una sola; tutto il resto una sua fantasia.
Alberto  (avvicinandosi) E perch me lo dice con la voce che trema?
Elena  (un poco smarrita) La mia voce trema?.... Non mi pare....
Alberto  (c. s.)  ben sicura di s stessa, lei?
Elena  (c. s.) Naturalmente... Perch non dovrei esserlo?
Alberto  Perch spesso gli altri leggono nellanima nostra assai meglio di quello che noi non si sappia fare.
Elena  (c. s.) Lei legge quello che non c. E, francamente, non so proprio che cosa voglia leggervi... E tanto meno riesco a capire dove miri questo suo discorso concitato e... commosso... Io le sono apparsa diversa iersera?  naturale: lo ero. Ma conoscevo la mia finzione, sapevo ci che volevo fare, ricordo esattamente quello che ho voluto dire... Quello che voglia dir lei, questo non so....
Alberto   molto semplice: lei, jersera, non mentiva.
Elena  No?
Alberto  No. Credeva di mentire. Illusione, illusione anche la sua, perch lo stesso suo gioco prendeva a poco a poco la sua anima, come in un gorgo. Ne sono convinto.  inutile che mi dica di no. Provi a esaminarsi. Si interroghi. Capir, forse allora, che, chiudendosi qua dentro in una tranquillit di sogno, si  imposto un sacrificio superiore alle sue forze. Far tacere le nostre passioni con la volont, non  che un sogno, signora mia.
Elena  Non  un sogno;  la pi bella delle vittorie!
Alberto  A meno che non sia la pi paurosa delle vilt!  per questo che io me ne libero. S. Io, io stesso che mi sono sempre creduto un leggero cacciator davventure mi sento adesso, improvvisamente, un meraviglioso sentimentale, al punto che potrei dirle lamo come non lho mai detto a nessuna donna.
Elena  Non lo dica nemmeno a me, perch non lo crederei. Lo scoppio improvviso di una passione non mi ha mai convinta.
Alberto  Chi lo dice? Il vero amore pu nascere anche allimprovviso. Da niente e da tutto. Da un gioco, forse, come il suo, o da un attimo come quello che mi ha rivelala la sua anima, sotto il suo gioco.
Elena  Che importa sapere come nasce e quando nasce lamore? Anche se quello che lei ora mi ha detto avesse qualche base di verit, anche se io avessi sentito qualche volta il peso di una vita chiusa, non  il presente che mi preoccupa di considerare, ma quello che avverr.
Alberto  Incominci collammettere il presente.
Elena  A che servirebbe?
Alberto  A darle tutta la mia visione del futuro.
Elena  Mi pare perfettamente inutile, dal momento che ne ho una mia, inflessibile e immutabile.
Alberto  E allora mi esponga la sua.
Elena  S, per calmarla. E la calmer subito dicendole che lamore come io lo intendo,  di un tale esclusivismo da far scappare qualunque innamorato.
Alberto  Le giuro che io rester.
Elena  Gi: ma chi mi garantisce che non scapper pi tardi?... No, no, Alberto. Non si illuda. Sarebbe il sacrificio suo... e la mia fine. Preferisco non arrischiare, perch, tutto sommato, sto bene cos.
Alberto  E questa  appunto la vilt.
Elena  Sia pure. Pu essere vero. Anchio qualche volta dico a me stessa: Perch non provare? Ma ci vuol troppo coraggio per provare. Non me la sento. Luomo che mi apparterr, dovr rinunciare a tutto, essere mio interamente. Ogni suo pensiero, ogni suo desiderio, ogni sua volont devono essere anche miei. Questo  lamore come lho sognato da ragazza. La ragazza  scomparsa ma il sogno  rimasto. Perch vorrebbe farlo crollare?
Alberto  Io voglio semplicemente sognare con lei. Se sapesse quante volte, venendo qua dentro, ho sentita, ho vissuta la sua solitudine, e quante volte lho invidiata! E quante volte ho pensato anche di poterla dividere insieme, di poterla insieme godere, noi soli, noi due...
Elena  No, no... non dica quello che non pensa...
Alberto  Vorrei che lei dicesse quello che pensa! Lei, adesso, senza saperlo, si  confessata. Ha capito che non  pi un gioco il nostro, e che qualche cosa di invincibile, ci trascina luno verso laltro. Le avrei parlato cos se non fossi stato sicuro? Mi sarei esposto ancora alle sue risa e alle risa degli altri? Avrebbe provato tanto turbamento alle mie parole?... No,  vero? in questi pochi minuti ella ha potuto sentire tutta la sincerit della mia passione, e il nascere della sua. Ha perduto la sua calma, s smarrita la sua sicurezza, s affievolito il suo coraggio... ed ora  cos poco padrona dellanima sua che la difesa non ha pi consistenza.
Elena  (con smarrimento) Non  vero!... Le confesso che non mi aspettavo questa sua curiosa indagine.... queste sue supposizioni strane... e non vorrei....
Alberto  (interrompendola) Non vorrebbe, lo so. Vede un pericolo dove dovrebbe vedere la gioia. E per non vederla, per non restarne soggiogata, fa come i bambini: chiude gli occhi. Non basta, signora. Non basta. C unaltra prova, sicura, infallibile. Ma occorre tenere gli occhi bene aperti, stavolta. Vuol provare?
Elena  (subito) No.
Alberto  Perch?... Dal momento che  tanto sicura, la prova non dovrebbe spaventarla. Daltronde la mia prova non era che una semplice domanda. Lei me ne ha fatte tante, iersera! Vuol rispondere?
Elena  (tace).
Alberto  (avvicinandosi) S?... E allora abbia coraggio di dirmi che ho sbagliato, che non mi crede, che non potr mai amarmi, e io non le dir pi nulla. Me ne andr.
Elena  Me ne d la sua parola?
Alberto  Glielo giuro.
Elena  (dopo un momento di silenzio, senza guardare Alberto che la fissa). Ebbene, Alberto:  cos: ha sbagliato.
Alberto  (pallido, smarrito, resta immobile, senza parole)
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SCENA 8.
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Gli stessi, Ippolito.
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Ippolito  (avanzando con comica precauzione) Disturbo?
Alberto  (con voce commossa, ma risoluta) No. Arrivi in buon punto.
Ippolito  Ecco dunque il men... Cose sbalorditive.....
Alberto  Prima ascoltami un momento... Ti parlo seriamente e per lultima volta.
Ippolito  Dio. Che tragedia!
Elena  (che ha seguito Alberto, con emozione) Alberto!
Ippolito  Non si turbi signora! Lo lasci dire! Le sue tragedie non mi spaventano!
Alberto  Nessuna tragedia, e ho ben poco da dire. Ho commesso un errore, ho tradita la vostra fiducia, non ho voluto rimediare, ho perduta la partita. Pago e me ne vado.
Ippolito  Tu sei pazzo. E mi farai il santo piacere di non prendere le cose con questo tono. Non credere dimpressionarmi. Quando si  imbecilli come tu sei stato, non si ha pi il diritto di diventar persone serie, si resta imbecilli. Sai, del resto, che ti ho sempre preferito allo stato naturale. Perch vuoi forzare il tuo temperamento?.... Ma sii uomo una buona volta! Ho persuaso anche gli altri al perdono. Oramai quello che  stato  stato. Ridiamone insieme.  difficile ridere della propria bestialit, lo ammetto. Ma  pi grave rimpiangerla, (rivolgendosi ad Elena) Dico bene, signora?
Elena  (tace)
Ippolito  (rivolgendosi ad Alberto) Non ho ragione?
Alberto  (tace).
Ippolito  (guardando luna e laltro, senza capire) Be!... Che cosa succede?.... Che meditate? Posso saperlo?
Elena  Scusi, Ippolito. Ora spero di convincerlo io.
Ippolito  (fissando Elena) Benissimo. Vi ascolto.... (un silenzio) Come?... Devo andarmene?
Elena  Vi raggiungeremo subito.
Ippolito  (c. s.) Ah! Benissimo, (guarda ancora curiosamente luno e laltra, poi esce).
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SCENA 9.
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Elena, Alberto, poi Ippolito.
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Alberto  Dimentichi tutto, signora. E mi perdoni (fa latto di uscire).
Elena  Perch vuole andare via?
Alberto  E perch vorrebbe che restassi?  crudele da parte sua domandarmelo. Dopo quanto  successo.....
Elena  (pallida, tremante, commossa) E se avessi mentito?
Alberto  (freddamente) Quando?.... Prima... o poi?....
Elena  Fino a questo momento.
Alberto  (c. s.) Troppo tardi. Non saprei pi crederle.
Elena  E se gliene offrissi la prova?
Alberto  Bisognerebbe che fosse tale da cancellare in un momento solo quello che ho sofferto e che soffro.  difficile.
Elena  No... Perch? (rovescia la testa allindietro offrendogli la bocca).
Alberto  (con un grido di gioia) Elena!... (e si precipita perdutamente fra le sue braccia. Un lungo bacio).
Ippolito  (appare dimprovviso sulla terrazza, atterrito e sconvolto) Ah! No!... questo no!.... questo mai!.....
(Elena e Alberto si staccano smarriti, sbiancati dallemozione, come due colpevoli).
SIPARIO.
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ATTO TERZO.
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La scena del Primo Atto.
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SCENA 1.
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Elena, Alberto, Vladimiro, Antonietta, Ariberto.
(Quando salza il sipario la sala appare in disordine. Alcuni mobili sono raggruppati in un angolo, altri nel mezzo. A terra stoffe e cuscini. Alberto, aiutato da Elena e dai servi, sta dando allambiente una nuova disposizione. Durante il dialogo che segue sarresta, di tanto in tanto, per scostarsi a mirare leffetto della nuova decorazione).
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Elena  Come? Vuoi disfare anche langolo della veranda?
Alberto  Sicuro!... L metteremo il pianoforte. C pi luce, (d le indicazioni a Vladimiro e Ariberto che collocano il piano) Ecco... un po pi di traverso... cos.... (ad Elena) Mi dava ai nervi quellangolo!
Elena  Perch?
Alberto  Non so.... ricordava cose tristi e lontane: Linno dellospite riconoscente... (ad Antonietta) Dammi quella stoffa.
Antonietta  Devo metterla io?
Alberto  Tu?... Ma non sai che  una cosa difficilissima? Par semplice, ma  difficilissima... (drappeggiando la stoffa sul pianoforte) Niente  pi difficile che le cose semplici.... (mirando leffetto) Che tocco, eh?... Che te ne pare?
Elena  (incerta) A me pare che stia bene.... Ma.... non so.... non ne sono sicura... Capirai, mi sono sempre fidata degli altri....
Alberto  E allora fidati di me, e accendimi una sigaretta, (a Vladimiro e Antonietta) I ninnoli qui sopra...
Vladimiro  Tutti?
Alberto  (incerto) Tutti forse  un po troppo.... (ad Elena che gli porge la sigaretta accesa tra le labbra) Che ne dici?
Elena  (c. s.) Tutti sembran troppi anche a me.... ma daltronde pu star bene... Credo che si usi...
Alberto  Sicuro. Non ti ricordi che lo diceva anche (sarresta) S... anche... quellaltro? (ad Ariberto) E qui metti quella pianta. Cos.
Antonietta  Oh, com bello! Una cosa messa a posto dal signor padrone non par pi quella.
Alberto  Ah! lo so!  il tocco magico! Il tocco dellartista!... Che genio!...
Vladimiro   proprio vero. In questi pochi mesi, la villa  diventata irriconoscibile.
Alberto  E questo  niente!.... Quello che verr!... (ai servi, indicando) Il divano l. Le sedie le raggruppate qua a destra... (ad Elena) Non  vero Nuccia? Cos che verr?
Elena  (ridendo) Mah!.. Cos che verr?
Alberto  Mistero! Profondo mistero!... (ai servi) No, cos... pi indietro... qui il paravento... tutti i cuscini sul divano.... (ad Elena, continuando) Ma qualcosa verr speriamo....
Elena  Speriamo.
Alberto  (completando) A rompere il placido corso della nostra felicit.
Elena  A rompere?
Alberto  Volevo dire... a completare...
Elena  A completare?... Che cosa ti manca?....
Alberto  Che cosa pu mancarmi quando ci sei tu?.... (ai servi) Mettete il tavolino pi avanti!... Ecco... Cos sta bene.
Vladimiro  Magnificamente! Se fosse qui il signor Remigio, schiatterebbe di bile!
Alberto  (severamente) Che centra il signor Remigio?
Antonietta  (subito) Il tavolino da t dove lo metto?
Alberto  L, di fianco al divano.... (consultando lorologio) E dal momento che sono le sei, il t puoi anche prepararlo. (agli altri) Potete andare anche voi.  finito.
(Antonietta, Vladimiro, Ariberto, si avviano. Vladimiro, appena usciti gli altri tre, ritorna sui suoi passi).
Vladimiro  Il signor padrone mi deve scusare... se dianzi mi sono permesso....
Alberto  Non ho niente da scusare. Ma desidero che certa gente sia ricordata il meno possibile, specialmente quando non  necessario.
Vladimiro  Il signor padrone non dubiti (esce).
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SCENA 2.
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Elena, Alberto, poi Antonietta.
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Alberto  (guardando intorno) Oh, accendiamo la luce! (eseguisce) Non  vero che cos sta meglio?
Elena  S... mi pare...
Alberto  Me ne sembri poco convinta.
Elena  Dio mio, non domandarmi certe cose... non mettermi nellimbarazzo.
Alberto  Te lo domando perch la tua approvazione mi darebbe la sicurezza.
Elena  Non sei sicuro nemmeno tu?
Alberto  Non  questo. Mi piace che la responsabilit sia divisa.
Elena  Non crucciarti. Tanto, di una cosa sono certa: che domani tornerai da capo a rovesciar tutto.
Alberto  Perch no?  cos bello rinnovare, di tanto in tanto, la cornice del nostro quadro! Prima di tutto perch le cose rinnovate hanno laria di essere nuove, e poi perch, senza muoverci, par sempre di cambiare.
Elena  Hai ragione... Che ora abbiamo fatta?
Alberto  Te lho detto prima: le sei.
Elena  Sono sempre le sei?
Alberto  (avvicinandosi verso la veranda) Eh! I giorni saccorciano, ma questo tempaccio li fa parer lunghi, grevi, interminabili... (guardando fuori) Che acqua!
Elena  Piove da sette giorni.
Alberto  E non ha nessuna intenzione di smettere..... Daltronde dicono che per la campagna fa bene... (un silenzio).
Elena e Alberto  (contemporaneamente) Dimmi un po...
Elena  Che cosa?...
Alberto  No, prima te. Che volevi dire?
Elena  Di tu.
Alberto  No, no. Non facciamo complimenti. Parla pure...
Elena  Niente... Volevo domandarti perch hai sgridato Vladimiro.
Alberto  Perch non fa che ricordare quei tre imbecilli! Non passa giorno! Ieri laveva con lesattezza scrupolosa di Tomaso.... A proposito di che, poi, non ricordo. Oggi  Remigio che torna in ballo!.. Se Remigio ci fosse! Se Remigio vedesse!... Me ne infischio io che ci sia e che veda!
Elena  Non esagerare!
Alberto  Non  quistione desagerare... Mi urta che se ne parli, ecco!... Hanno voluto andarsene? Hanno creduto bene di non farsi pi vivi? Di non domandare nemmeno, durante questi sei mesi, se si  a questo o allaltro mondo? Padronissimi! Ma padronissimo io di cancellare qua dentro ogni cosa che li ricordi. Se mi son deciso a disfare quellangolo laggi,  proprio perch l, quellidiota di Ippolito, faceva lo spiritoso coi miei versi....
Elena  Mentre tu, qui, tentavi la grande conquista!
Alberto  Puoi ben dirlo! La grande conquista! Tassicuro che non avrei mai osato sperare di riuscirci. E invece, eccoci qua, soli, io e te, tu ed io, contenti... (reprimendo uno sbadiglio) allegri...
Elena  Ma no...
Alberto  Come? Non siamo allegri?
Elena  Ma no, intendevo la conquista di Adriana....
Alberto  Di Adriana?... Chi se ne ricorda?
Elena   poco lusinghiero per lei, poverina. E pensare che quando le abbiamo scritto che si stava per diventare marito e moglie ha risposto con otto pagine di commosso entusiasmo!
Alberto  Gi, dicendo: lo prevedevo... Come ha fatto a prevederlo, poi, lo sa soltanto Iddio.
Elena  Dimmi la verit, ti piaceva?
Alberto  Chi? Adriana?... Non ci pensavo nemmeno. Non so che cosa mavesse preso quella sera! Sentivo il bisogno di dire e di dimostrare a qualcuno che ero giovane. A te non potevo dirlo, e tanto meno dimostrarlo, perch rappresentavi il simbolo dellirraggiungibile.... Mi  capitata a tiro quellaltra...
Elena  No, signore! Non cerchi di giustificarsi... Si vergogni invece daver tentato di farmela in casa, e proprio sotto gli occhi!
Alberto  Dovresti esser lultima a rimproverarmelo.
Elena  Ma guarda!
Alberto  Sicuro! Perch se non fosse successo... quello che non  successo, non sarebbe nemmeno successo quello che  successo... Ti pare?
Antonietta  (entra recando il vassoio del t che serve) Il cavaliere Respighi ha mandato....
Alberto  (subito) Oh! Ci sono nuove del cavaliere Respighi?  risuscitato?
Antonietta  Ha mandato a dire che  arrivato unora fa e che sar subito da loro.
Elena  Lo tratteniamo a pranzo?
Alberto  Sicuro! Ci porter un po di notizie del mondo.
Elena  (ad Antonietta) Allora avverti Ariberto che passi da me.
Antonietta  Va bene, signora (esce).
Alberto  Respighi tornato! To to!, sono contento.
Elena  Quanti giorni  stato via?
Alberto   partito luned....
Elena  Cinque giorni...
Alberto  E aveva promesso che sarebbe di ritorno marted sera.
Elena  Avr visto gli altri...
Alberto  Mai pi! Maveva formalmente promesso che avrebbe evitato di incontrarli.  un uomo di carattere e di coscienza, Respighi.
Elena  Un vero amico!
Alberto  Lunico che ci sia rimasto fedele. Lunico che veramente ci invidii...  bello, elevato, nobile questo suo sentimento.
Elena  Ti ricordi come s subito schierato dalla nostra parte? Non sdegni, non ire, non risentimenti, lui! Quello s, ha veramente capito quale era il nostro amore e quali fossero le nostre idealit! Sento davvero per quelluomo unammirazione infinita.
Alberto  Oh! Anchio!  un carattere!
Elena  Tutto dun pezzo!
Alberto  Ah! Tutto!... (un silenzio).
Elena  Sai cosa?... Peccato... che sia lui!...
Alberto  Come sarebbe a dire?
Elena  Tanto buono.... tanto caro... tanto devoto, poveretto... ma, non so...  poco... rappresenta poco nella nostra vita... Non ti pare?
Alberto  S,  vero... Fa quello che pu, ma rappresenta poco,  innegabile.
Elena  Molto poco...
Alberto  Oserei dire.... troppo poco...
Elena   un individuo insignificante...
Alberto  Manca di personalit...
Elena  Manca di tutto... (un breve silenzio) Vedi: tu hai detto, dianzi: Ecco uno che veramente ci invidia... No, non  esatto.
Alberto  Hai ragione...  incapace di sentire anche linvidia!
Elena  Daltronde, scusa, perch dovrebbe invidiarci? La nostra felicit pu tuttal pi fargli piacere, ma suscitare in lui la ribellione che susciterebbe negli altri, no... Ha sempre vissuto cos poco con noi!
Alberto   sempre stato cos messo in disparte...
Elena   sempre stato cos poco pericoloso...
Alberto  Ed ha un animo cos mite...
Elena  Che  capacissimo di ammirarci.
Alberto  Oh! Non me ne stupirei!
Elena  E la cosa  molto diversa, ti pare?
Alberto  Enormemente!... (nuovo silenzio).
Elena  Che ore sono?
Alberto  Ah: basta! Te lho gi detto due volte!
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SCENA 3.
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Gli stessi  Ariberto.
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Ariberto  (entrando) La signora mi ha fatto chiamare?
Elena  S. Stasera il cavalier Respighi pranzer con noi. Si fermer a pranzo anche domani, credo...
Ariberto  Il suo compleanno domani, signora.
Elena  Oh! Guarda! Ve ne ricordate?
Ariberto  Certe date non si dimenticano, signora.
Elena  (ad Alberto) Tu lo sapevi?
Alberto  Perbacco! Altro che saperlo!
Ariberto  Che festa lanno scorso! Come oggi ero a Milano per le provviste, che il signor Ippolito ha voluto personalmente dirigere. Si ricordano quel piatto di sua invenzione, sul quale ha conservato lassoluto segreto?... Non m riuscito dimpararlo, e devo riconoscere che era fatto con mano da maestro... (un silenzio) Hanno ordini per domani?
Elena  (con tristezza) No... niente....
Alberto  (c. s.) No... niente...
Ariberto  Che peccato!
Alberto  Perch?
Ariberto  Che vuole!... Oramai la mia funzione  ridotta a ben poca cosa. Loro saccontentano di tutto... Non c pi soddisfazione!
Alberto  (fissandolo) Tu sogneresti un pranzo di venti coperti, non  vero, re dei cuochi?
Ariberto  Vorrei sopra tutto dei commensali che potessero apprezzarne il valore.
Alberto  O darti dei buoni consigli...
Ariberto  Anche.
Alberto  Come... s.... come....
Ariberto  (completando) Come il signor Ippolito!... Ma daltra parte, lo capisco anchio: contro limpossibile non si pu andare.
Alberto  Il cavaliere non ti basta?
Ariberto  Se basta a loro... per me, simmagini!... Desiderano altro?
Elena  No, grazie.
Ariberto  (sinchina ed esce).
Alberto  Hai sentito?
Elena   come ti dicevo io. Inutile! Respighi non lo prendono in considerazione.
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SCENA 4.
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Gli stessi  Respighi poi Antonietta.
Respighi  (entrando) Che tempaccio!... Vento e acqua! Non se ne pu pi! (bacia la mano ad Elena, stringe quella di Alberto).
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Alberto  Lo dice a noi?
Respighi  Chi sa che cosa avrete pensato di me?
Elena  Dubitavamo che ci avesse dimenticati.
Alberto  O che si fosse lasciato montar la testa da quei tre mascalzoni....
Respighi  Ah! No! Rassicuratevi. Cinque giorni di affari e di noie. Non vedevo lora di tornarmene alla mia solitudine. Mi urta la gente!...
Alberto  Molta gente?
Respighi  Il solito gran movimento. Se ne esce sbalorditi.
Alberto  E... mai incontrati?
Respighi  Chi?... Loro?... S... un giorno... ieri, mi pare...
Elena  (ridendo) Ahi! Ahi!... II cavaliere si turba.
Respighi  No. Affatto... Non abbiamo scambiato che poche parole...
Alberto  Hanno chiesto di noi?
Respighi  Neanche il pi piccolo accenno. Posso giurarvelo.
Alberto  (guardando Elena, con delusione) Davvero?
Respighi  Vi dir di pi. Quando ho cercato di far cadere il discorso sulla vostra felicit, sulla quiete e la gioia del vostro nido, eccetera, eccetera... Ippolito ha sviata la conversazione.
Elena  Oh!  lui che li guida e li domina...
Respighi  Lui, lui!
Alberto  Ma lei avr messo bene in chiaro le cose, spero. Avr detto che non sappiamo che farcene di loro...
Respighi  Sicuro che lho detto!... Non ci credono.
Alberto  Non ci credono?
Respighi  Dicono che  impossibile...
Alberto  Si fanno delle belle illusioni! Ma che cosa simmaginano? Se volessimo avere la casa piena di gente, e pi simpatica e divertente di loro, ci basterebbe poco a levarci il capriccio.
Respighi   quello che ho risposto anchio!
Alberto  E che hanno detto?
Respighi  Si sono messi a ridere.
Alberto  A ridere? Perch?
Respighi  Mah! Lo sa lei?... Io confesso che ho rinunciato a capirli. Si danno certe arie di superiorit; sono cos convinti di essere desiderati!...
Alberto  Desiderati?... Me ne infischio io!
Respighi  Oh! Lo so! Lo vedo! Ma creda che quella gente s montata la testa. Anche il loro modo di vivere  assolutamente pazzesco.
Alberto  (interessato, suo malgrado) Perch? Che vita fanno?
Respighi  Una vita impossibile! Rincasano allalba, dormono tutto il giorno, sono da per tutto. Teatri, cene, donne! Un disastro! Ci rimetteranno la pelle!
Alberto  Speriamolo!
Respighi   Ippolito che li trascina! Quelluomo ha una resistenza a prova di bomba. E s che come et siamo l.....
Alberto  Non abbia paura, anche lui si fiaccher tutto dun tratto! Succede sempre cos, cavaliere.
Respighi  Per ora, pur troppo, non ne ha nessuna intenzione. Ma non sapete che volevano trascinare anche me? Ah! ma non mi sono piegato. Quando io prendo una via  quella (ridendo). Non cedo che davanti a una donna. Ma quelle, viceversa, non cedono davanti a me.
Antonietta  (entrando) Vladimiro domanda al signor Alberto se vuole passare nello studio per i conti.
Alberto  (seccato) Oh! Ci siamo coi conti!... Ogni giorno, ogni giorno!... E ho sempre avuto un tale odio per la matematica!
Antonietta  Col signor Tomaso era abituato cos.
Alberto  (aspro) Il signor Tomaso era il signor Tomaso, ed io son io...
Antonietta  Gli devo dire che rimandi a domani?
Alberto  S... (poi subito, a un cenno di Elena) No... Ditegli che lo raggiungo... (a Respighi) Lei maspetta un momento, cavaliere?
Respighi  Quanto vuole.
Alberto  In cinque minuti mi sbrigo (esce con Antonietta).
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SCENA 5.
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Elena  Respighi.
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Elena  (appena uscito Alberto, con tono grave e misterioso) Cavaliere... Io sto per commettere una vilt!...
Respighi  (impressionato) Una vilt?
Elena  Credo di parlare ad un amico, a un vero amico...
Respighi  Pu dubitarne, signora?
Elena  Lei mi giura che non far parola con nessuno di quanto sto per confidarle?
Respighi  Glielo giuro!
Elena  Ebbene: inganno Alberto!
Respighi  (turbatissimo) Lei!?.. Dopo sei mesi?.... Ma  una follia!
Elena  No. Ho molto riflettuto prima di decidermi. Ho studiato acutamente mio marito durante questi ultimi tempi. Per quanto egli si sforzi di apparire allegro, felice, per niente mutato dai primi mesi, non mi sono sfuggiti il suo tedio, n la sua stanchezza, n la sua noia....
Respighi  Ma via! Non  possibile!...
Elena   cos.  cos. Sono penetrata nella sua anima, fino in fondo; e quando ho capito che non cera pi niente da fare, non ho esitato un momento... (va alla scrivania, apre un cassetto e ne cava una lettera).
Respighi  (quasi a s) Disgraziata!
Elena  (continuando) Ho scritto.
Respighi  A chi?
Elena  A Ippolito.
Respighi  A Ippolito?
Elena  S. Ho pensato: domani  il mio compleanno. Chiss? Forse anche lui se ne ricorda... Perch non tentare? Perch non dirgli tornate?
Respighi  (respirando largo) Ah!  questo?... Mha fatto sudar freddo.
Elena  Perch? Che cosa credeva?
Respighi  Non lo so... Non capivo....
Elena  Oh! Lei non pu capire... E nemmeno Alberto voglio che capisca. Voglio che il ritorno di loro sembri una cosa spontanea, che interrompa questa nostra vita monotona collantica allegrezza. Lei deve aiutarmi. Non volevo affidare la mia lettera a un domestico, perch Alberto ha proibito loro persino di parlare degli amici lontani... Aspettavo lei.... Eccola (gli porge la lettera suggellata).
Respighi  (riponendola con cura) Ma signora, ci penso io, non dubiti... Domattina stessa lavranno. E se avessi imaginato questo, ne avrei parlato ieri... Credo daver capito, del resto, che anche loro non desiderano di meglio.
Elena  Lo crede?
Respighi  Ne sono certo!... Vogliono essere forti, probabilmente per non cedere per i primi, ma al pi piccolo segno dinvito, non abbia paura... quelli volano!
Elena  Lo spero tanto anchio!
Respighi  Non c dubbio... Vedr... simmagini che ieri...
Elena  (interrompendo) Zitto!... Ecco Alberto.
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SCENA 6.
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Gli stessi  Alberto.
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Elena  (a Respighi) Come? scappa subito?
Respighi  Ma alle sette sar ancora qui.
Alberto  Bravo. Non ci abbandoni. Dopo pranzo lavoreremo a un puzzle complicatissimo. Ci sar da rompersi la testa. Vedr come ci divertiremo... (ad Elena) A proposito: Vladimiro desidera che tu controlli i suoi conti!
Elena  A che serve il mio controllo?.... Se li hai visti tu, basta.
Alberto  No, non basta.  terribile, ma non basta. Bisogna accontentarlo!  lo scrupolo personificato, quelluomo. Va, ti aspetta.
Elena  Ah! Che peso! (a Respighi) A pi tardi, cavaliere.
Respighi  A pi tardi, signora.
(Elena esce)
Respighi  (ad Alberto) Allora io la lascio... Vado e torno.
Alberto  No... Un momento.. Potrei confidarle un grave caso di coscienza? Vuole essere il mio confessore?
Respighi  Io?...
Alberto  Non ho altri... Lei sa benissimo tutto quello che  successo prima e dopo il mio matrimonio con Elena....
Respighi  Perfettamente.
Alberto  Sposando Elena io le ho dato  almeno lo spero  una nuova felicit; ma, in fondo, ne ho distrutta, senza volerlo, una vecchia: la felicit che era rappresentata, non so perch, da quei tre idioti, in questa casa....
Respighi  (subito) Non continui!... Stavolta indovino!... Lei ha scritto.
Alberto  (stupito, levando di tasca una lettera) Come fa a saperlo?
Respighi  (prendendo la lettera, e riponendola) Ma s... Ma dia qua... Ma ha fatto benissimo!... Era tempo che cessasse questo malinteso.... Ha fatto bene... Era tempo che tornassimo alla vita passata.... Bravo! bravo! e bravo! Le spedisco tutte e due, e se non si muovono, mi decido: vado gi io e la vedremo. Che posso dirle di pi?
Alberto  (con crescente meraviglia) Le spedisce tutte due?.... Che cosa vuol dire? Si spieghi!
Respighi  Ah! No! Questo, mi permetta,  un mio segreto.
Alberto  (incalzando) Come? Lei, cavaliere, aveva capito?... Lei mi aveva prevenuto?
Respighi  Non minterroghi, la prego... Ecco la signora...
Elena  (entrando) Anche questa  fatta.
Respighi  (subito) Allora io scappo, e a rivederci pi tardi (via rapidamente).
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SCENA 7.
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Elena  Alberto.
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Alberto  (rimane fisso a guardare la porta dalla quale  uscito Respighi, mormorando a mezza voce) Strano!....
Elena  (avvicinandosi) Che cosa?... Che pensi?...
Alberto  (scuotendosi) Ebbene, s: penso che  forse giunto il momento di dire la verit.
Elena  (turbata) La verit?
Alberto  Hai visto quelluomo che  uscito adesso di corsa?
Elena  (esitante) S....
Alberto  Sai perch  uscito di corsa?
Elena  (c. s.) No...
Elena  Sai che cosa aveva in tasca quelluomo?
Elena  (smarrita) Una lettera.
Alberto  (pure smarrito) Diretta a chi?
Elena  (chinando la testa) A Ippolito.
Alberto  (con la convinzione che Elena sappia) Scritta da chi?
Elena  (ormai persuasa che Alberto sa) Da me.
Alberto  (stupefatto) Da te?!
Elena  Non osavo dirtelo... Avevo paura che mi rimproverassi... Temevo che non me lo permettessi... Ma sentivo che era necessario....
Alberto  Necessario? Che bisogno cera che tu scrivessi? Vuoi dirmi che cosa t passato per la testa?
Elena  Non ne ho il coraggio.
Alberto  Bisogna averlo... Bisogna dirmi tutto.... Tanto pi che anchio ho qualcosa di molto importante da dirti.
Elena  Anche tu?
Alberto  Sicuro... ma non  facile.
Elena  Dimmi! Dimmi!.... Ti prometto che, dopo, parler anchio.
Alberto  Vedi... non so se sapr renderti il mio pensiero... ma  certo che in questi ultimi giorni specialmente, da quando il tempo ha incominciato a guastarsi, sono stato preso dai rimorsi.
Elena  Dai rimorsi?
Alberto  S. Tu, eri abituata a tuttaltra vita... Ippolito  devo pur troppo nominarli  Ippolito, Tomaso, Remigio ed io stesso, rappresentavamo per te un piccolo mondo, che ti eri scelto, costruito, reso necessario.... Ciascuno di noi quattro aveva presso di te, ospite nella tua casa, una missione... Insignificante, se vuoi, ma indistruttibile....
Elena  Che centra?
Alberto  Moltissimo. Sono le piccole cose, spesso, che ci danno la gioia o la tristezza... E quello che per gli altri pu sembrar niente, assume, rispetto a noi stessi, talvolta tale importanza, che non si pu farne a meno.
Elena  Ma tu credi che io soffra della loro mancanza?
Alberto  Non solo lo credo, ne son certo. Io avevo eliminato con la mia presenza quello che da tempo costituiva il tuo piccolo spasso e, anche, la tua piccola comodit.
Elena  E non ceri tu?
Alberto  Daccordo: cero io, cera il mio amore... ma di solo amore si vive... fino a un certo punto. Lho sentito da tante cose: incertezze, preoccupazioni, smarrimenti che non eran che sfumature, in te, ma che mi spingevano a cercare di ridarti quello che senza volerlo ti avevo portato via. Il mio orgoglio, da una parte, mi impediva di umiliarmi davanti a chi ci aveva abbandonati. Ma lamore per te ha vinto il mio orgoglio e ho tentato di farti, in occasione del tuo compleanno, questo bel regalo: ricondurre allovile le pecorelle smarrite....
Elena  E come hai fatto?
Alberto  Molto semplice: ho scritto ad Ippolito.
Elena  Anche tu?
Alberto  Vedi che avevo saputo capirti, e prevenirti.
Elena  No, Alberto. Tinganni. Io ho scritto per una ragione molto diversa. Anchio, sai, avevo molti rimorsi... Anchio sentivo daver portato via a te qualche cosa... Ti ho costretto a vivere qui, lontano dal mondo, lontano da tutti...
Alberto  (subito) Ma questo era il mio desiderio pi vivo! Che cosa c di pi bello della solitudine per lamore, per il grande amore qual il nostro?
Elena  Non negare che in qualche momento, in molti momenti, incominciavi a sentirne il peso....
Alberto  Nemmeno per sogno.
Elena  Sei molto buono rispondendomi cos, ma non perfettamente sincero.
Alberto  Come no?
Elena  No, Alberto... E non te ne rimprovero, bada.  giusto,  umano,  naturalissimo. Non si vive di solo amore... Lhai detto tu stesso, un momento fa... Ebbene: per completare la nostra felicit, cera proprio bisogno...
Alberto  Di loro?
Elena  Di avere vicini quelli che, avendo tentati tutti i modi per ostacolarci ieri, ci avrebbero senza dubbio invidiata domani questa felicit, come nessuno saprebbe invidiarla.
Alberto  Ma non capisci che stiamo per dare a quella gente unenorme importanza?
Elena  Lo credi?
Alberto  Come no? Abbiamo finito a confessarci che non se ne pu fare a meno.
Elena  Lo ammetto, dal momento che potranno servirci!
Alberto  Loro?... A che cosa?
Elena  A farci trovare dolcissimo quello che oggi si incominciava a trovare semplicemente dolce. In apparenza, richiamandoli appariremo ai loro occhi come due poveri naufraghi del nostro sogno romantico. E il loro orgoglio sar soddisfatto. Ma in sostanza saremo due grandi innamorati che hanno sentito la necessit di crearsi di tanto in tanto il loro piccolo pubblico.
Alberto  In conclusione, per non tuffarci nel mondo, ce lo facciamo servire a domicilio!... Mi piace!  un lusso da miliardari.
Elena  No.  una raffinatezza da innamorati. E adesso lasciami vestire per il pranzo, perch sono in ritardo (si avvia).
Alberto  (quando essa  giunta alla porta di sinistra, richiamandola) Elena?... Devo dirtelo? Sei una donnina squisita.
Elena  (ridendo) Lo so... Ma domani mi troverai pi squisita ancora (escono da parti opposte).
(La scena resta vuota)
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SCENA 8.
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Ippolito, Remigio, Tomaso, Vladimiro, Antonietta poi Respighi.
(Vladimiro e Antonietta, da destra, si collocano da una parte e dallaltra della porta, mentre Ippolito, Tomaso e Remigio entrano luno dopo laltro in questordine).
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Vladimiro  ...Allora, non dobbiamo annunciarli?
Ippolito  Silenzio assoluto.
Antonietta  Nemmeno alla signora?
Ippolito  A nessuno... Cio, ad Ariberto s.
Tomaso  Per non correre il pericolo di restar senza pranzo.
Ippolito  Non per altro.
Vladimiro  Benissimo (esce con Antonietta).
Ippolito  (guardando intorno gravemente e curiosamente) Che effetto vi fa?
Remigio  Orribile!.... Non si poteva ridurla peggio questa sala!
Tomaso  E chi sa cosa hanno speso!
Ippolito  Queste sono inezie! Io penso a ben altro. Amici miei, devo confessarvelo?... Sono turbato... perplesso. Ho paura.
Remigio  Daver fatto male a venire?
Ippolito  S. Daver commesso un atto di debolezza. Il primo della mia vita... Ma daltra parte loro se ne infischiavano... E allora, a che serviva fare i forti?
Tomaso  Appunto per questo che noi due si insisteva tanto!
Ippolito  Ah! Meno male. Ammettete che la colpa  vostra. Ogni giorno dovevo consolare i vostri rimpianti! Per mesi e mesi ho resistito, eroicamente... Poi s messo a piovere... e addio!... Pare impossibile come il cattivo tempo influisca sui temperamenti sensibili!.... (a Tomaso) Dove hai lasciato i pacchi?
Tomaso  Che pacchi?
Ippolito  Quelli dei regali.
Tomaso  Ah! Son di l.
Ippolito  Bene!... Sar una buona scusa... Diremo: Siamo qua a portarvi dopo sei mesi i nostri doni di nozze pur conservandovi tutto il nostro disprezzo.
Remigio  (con terrore) E andremo via?
Ippolito  Non lo so.... Staremo a vedere.
Respighi  (entrando affannosamente) Ma  vero?....  vero?... Arrivati! Arrivati!... (stringendo loro le mani quasi commosso) Volete che ve la dica?.... Mi pare impossibile... Non osavo di crederlo.
Ippolito  Che vuole, cavaliere: questa povera gente sola, sperduta, abbandonata, ci faceva troppo pena. Al cuore non si comanda, e io, purtroppo, ho sempre avuto troppo cuore!
Respighi  E loro?... non ne sanno niente?
Ippolito  Niente. Vogliamo preparare un gran colpo di scena.
Respighi  Ma ne saranno folli! Non aspettavano che questo, non sospiravano che questo.
Ippolito  Scusi.... Chi glielha detto?
Respighi  Vuol proprio saperlo? Legga, (gli porge le due lettere) legga!
Ippolito  (stupito) Per me?
Respighi  Per lei, per lei. Ero corso alla stazione per spedirle, ma ho saputo del vostro arrivo, e mi sono precipitato qua. Pi rapidamente di cos non potevano arrivare a destinazione.
Ippolito  (aprendo una lettera) Caro Ippolito... Domani  il compleanno di Elena... non fate pi sciocchezze... tornate.... Alberto. (la passa a Tomaso e Remigio; apre laltra) Che cosa penserete di me che vi scrivo, per pregarvi... Elena... (passa la lettera, poi con gioja improvvisa) Ah!... Mi par di rinascere; mi sento liberato da un incubo!... Sono loro che ci pregano! Sono loro! Lo sapevo! Non potevano pi vivere senza di noi! Amici! La nostra superiorit  indiscutibile!
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SCENA 9.
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Alberto, Elena, i precedenti, poi un Servo.
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Elena  (entra da sinistra salutando luno dopo laltro festosamente gli amici, disposti in questordine) Ippolito, Tomaso, Remigio, Cavaliere... (ad Alberto che entra da destra) Guarda!
Alberto  (stesso gioco) Cavaliere, Remigio, Tomaso, Ippolito...
Elena  Ma siete stati cattivi! Meritereste...
Alberto  Che vi mettessimo alla porta!
Ippolito  Ahim! La servit ci ha traditi!  mancato il colpo di scena!
Elena  Credete?... Sono commossa!
Ippolito  Un momento! Prima di una doverosa commozione, poche, ma sentite parole. (assumendo un atteggiamento di comica superiorit) Signori e Signore! Memori dellantico affronto che non dimenticheremo giammai vi abbiamo per sei lunghi mesi cordialmente odiati.  Pur indovinando quale profondo e incancellabile rimpianto, quale vuoto desolante avesse lasciato il nostro abbandono  monumento di dignit e di fierezza  mai un istante di smarrimento ci vinse. Malgrado il tempo pessimo  e lo dichiaro con orgoglio  non avreste forse pi goduta la inenarrabile gioja della nostra presenza, se improvvisamente due desolate, tenere e umilianti lettere vostre...
Alberto  (interrompendolo) Scusa, come hai fatto a riceverle?
Ippolito  (turbato) Come ho fatto? Questo non ti riguarda. Basta sappiate che siamo qua solo perch mi sono arrivate.
Alberto  Se le abbiamo spedite stasera!
Ippolito  E con questo? Che cosa provi?
Alberto  Provo semplicemente che siete giunti prima di riceverle. Ci tengo a stabilirlo.
Ippolito  Ah! S?... E allora io stabilir un altro fatto inconfutabile: che le avete scritte prima che noi arrivassimo! Ti sfido a smentirmi.
Un Servo  (apre le cortine della sala da pranzo)
Tomaso  (voltandosi) Oh! Ecco quello che tronca ogni discussione!
Ippolito  (ad Alberto ed Elena) Siete sempre fortunati (si avviano tutti).
Alberto  (ad Elena, in disparte) Nuccia!... Che gioja! Che gioja! (baciandola intensamente) To! te lo meriti!
Elena  (con un brivido) Ah!... Quanto tempo che non mi baciavi cos!
(Gli amici, due a due, fanno ala alla porta della sala, e quando Elena e Alberto savvicinano, Ippolito comanda un attenti.... Poi, con profondissimo e comico inchino, salutano lAmore che passa e va a pranzo).
...
FINE.